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ABA
Foto di Erica Fava

ABA «Sanremo? Non ci sto puntando come fosse l’unica cosa che voglio fare nella vita»

Finalista ad “X-Factor”, edizione 2013, Aba non è rimasta a guardare in questi ultimi tre anni. Ha collezionato esperienze fuori e dentro l’Italia, ha continuato il suo percorso musicale. «Dopo la bellissima esperienza di “X-Factor” ho avuto la fortuna di lavorare con la mia passione e, fra concerti e programmi tv, ho passato due anni intensi e ricchi di vita. L’anno scorso però ho sentito che era giunto il momento di dedicarmi alla mia musica, di scolpire meglio la mia identità artistica, di cercare di descrivermi a parole mie». Il suo album è quasi pronto e intanto c’è il singolo “Get me High”: «E’ la prima canzone che ho scelto per far sentire qualcosa di nuovo al pubblico e a chi ha continuato a seguirmi in questi anni, un assaggio di quello che verrà quest’autunno».

“Get me High” anticipa il nuovo disco. Ha già un profilo definito il nuovo lavoro? 

«Il nuovo disco è praticamente pronto, quest’estate, tra un concerto e l’altro, gli darò la lucidatura finale. Nel continuum immaginario tra blues e soul, passando per qualche colore di rock, c’è tutta la mia viscera artistica. Ho cercato di esprimerla anche nei testi che parlano delle mie esperienze e del mio rapporto con alcuni temi inerenti al mio periodo di vita: la femminilità, il femminismo, la forza della donna in amore, la caparbia voglia di lottare per il sogno, la ricerca della bellezza, ma anche il mio rapporto con la morte. Durante le registrazioni dell’album ho perso mia nonna paterna e dunque anche questo tema è entrato nel racconto di me stessa».

Sono passati già 3 anni dal tuo “X-Factor”. Di quella edizione siete rimasti in pochissimi a fare musica. Cosa ti ha permesso di “sopravvivere” al rischio dell’anonimato e cosa ricordi di quell’edizione?

«Tre anni intensi e ricchi di bellissime esperienze. Credo il trucco stia nel mio motto: “Testa per aria, piedi per terra”. Continuando a sognare, è comunque necessario lavorare duro anche dopo una vetrina e un’opportunità importante come quella di “X-Factor”. Sono stati 2 mesi paradisiaci, ma appena concluso il programma nessuno ti regala niente, e probabilmente avere avuto esperienze lavorative, musicali e non, prima del programma, mi ha aiutato a mantenere il focus sul lavoro e meno sui lustrini “gratuiti” che potrebbero abbagliarti per qualche settimana. Sicuramente anche l’età ha aiutato in questo senso».

E’ la vetrina ideale per un giovane?

«Non consiglierei a un neo diciottenne di partecipare a un Talent così esposto. Ci vuole un po’ di vita sulle spalle per poter rimanere integri e concentrati».

In questi anni hai lavorato in Italia e all’estero. C’è differenza? In Italia si fatica ad accettare che una bella donna sia anche qualcosa in più di una bella voce?

«Grazie per il complimento, hai toccato un tasto dolente. E’ difficile in tutti gli ambiti lavorativi, per la donna, farsi valere in generale. Chi dice che la donna deve battersi il doppio per ottenere la metà ha pienamente ragione. I pregiudizi li ho subiti ed effettivamente li subisco ancora, in molti ambiti del mio lavoro. Mi arrabbio spesso per questa cosa e ne ho parlato anche in una canzone dell’album in particolare. Le persone con cui ho lavorato all’estero conoscevano ogni aspetto di me, anche quello più “operativo” e pertanto non si sono sorpresi, ma anzi hanno apprezzato il fatto che mi dessi da fare anche dal punto di vista organizzativo. Non sarà un doppio cromosoma X a fermarmi».

Talent e Sanremo sono le due facce della stessa medaglia? Oppure credi che un contesto sia più nobile dell’altro? 

«Talent e Sanremo sono assolutamente due facce della stessa medaglia. Hanno gli stessi meccanismi, gli stessi scopi, le stesse regole, cambia solo la notorietà dei partecipanti. A volte neanche quello, nel caso di Sanremo Giovani parliamo effettivamente di un Talent per emergenti, quindi non vedo dove sia la differenza (se non nella canzone inedita, che alla fine esiste anche ad “X-Factor”)».

Sogni il palco del Festival?

«Non sogno di andare a Sanremo, nel senso che non è l’obiettivo più grande che mi sono prefissa, certo non mi dispiacerebbe partecipare, ma, ecco, non ci sto puntando come fosse l’unica cosa che voglio fare nella vita. L’unica cosa che voglio fare nella vita è alimentare la mia passione. Qualsiasi cosa (legalmente e moralmente accettabile) mi aiuti a farlo, sarà la benvenuta nel mio percorso».

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