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AFTERHOURS Foto di pura gioia. Antologia 1987-2017

Non è che ci volesse un'opera così mastodontica per ricordarci cosa sono stati (e cosa sono tutt'oggi) gli Afterhours per il rock italiano, però diciamo che a volte l'essere didascalici aiuta, fissa i contorni, mette i classici punti sulle "i", quindi "Foto di pura gioia. Antologia 1987-2017" è prima di tutto un disco... utile, forse più a chi gli Afterhours li conosce già, mentre per chi ha scoperto Manuel Agnelli soltanto adesso (complice la presenza a "X-Factor") il rischio è quello di farsi travolgere da un'onda (di canzoni) troppo alta per essere affrontata, perché l'opera è composta da 4…

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QUALITA' - 73%

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afterhours foto pura gioia antologia

Non è che ci volesse un’opera così mastodontica per ricordarci cosa sono stati (e cosa sono tutt’oggi) gli Afterhours per il rock italiano, però diciamo che a volte l’essere didascalici aiuta, fissa i contorni, mette i classici punti sulle “i”, quindi “Foto di pura gioia. Antologia 1987-2017” è prima di tutto un disco… utile, forse più a chi gli Afterhours li conosce già, mentre per chi ha scoperto Manuel Agnelli soltanto adesso (complice la presenza a “X-Factor”) il rischio è quello di farsi travolgere da un’onda (di canzoni) troppo alta per essere affrontata, perché l’opera è composta da 4 dischi (!) e non lascia al buio alcun angolo della carriera della band milanese. Qui è tutto alla luce del sole: ci sono canzoni, singoli, inediti e versioni alternative, chicche e stelle filanti. Insomma, tutto l’universo Afterhours in un’antologia che non celebra ma racconta.

Il disco più interessante (per chi ha dimestichezza con il gruppo) è indubbiamente l’ultimo, perché oltre al duetto con Carmen Consoli in “Bianca”, ci sono anche inediti dal sapore vintage che meglio definiscono gli inizi della band e che danno anche la misura delle ispirazioni giovanili di Agnelli, votato anima e cuore a un rock americano poi – fortunatamente – declinato in maniera vincente nella lingua nostrana. Ci sono anche delle versioni alternative di brani imperdibili della discografia degli Afterhours, come “Male di miele” e “1.9.9.6.”, quest’ultima in una versione demo spettacolare.

Con questi prodotti il rischio è sempre quello di celebrare in maniera nostalgica un passato glorioso ormai alle spalle. In questo caso siamo davanti a una mezza verità. Nel senso che le ultime cose di Manuel Agnelli non sono state eccezionali (seppur di livello accettabile), mentre il passato non è lontano e la produzione degli Afterhours (canzoni alla mano) ha dato alla luce tantissimi pezzi che hanno attraversato epoche diverse senza rimanere incagliati in mode temporanee. Insomma, nessuna “operazione nostalgia”.

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