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ALBOROSIE

ALBOROSIE «Se fossi rimasto in Italia sarei a suonare e nel tempo libero in cura da uno psicologo»

Alborosie è ormai da anni sempre più radicato ed acclamato nella sua terra adottiva, la Giamaica. L’ex Reggae National Tickets continua a girare il mondo con la sua musica e il suo messaggio di pace e amore globale, al di là di ogni razza e nazionalità. Il video di “Rocky Road” è una sorta di regalo a tutti i fan per festeggiare i suoi 38 anni. Un inno a godersi e vivere la vita appieno, perché “la vita è un ciclo, non c’è tempo da perdere”.

La prima cosa che voglio chiederti è relativa alla Giamaica. Tu che ormai la conosci bene, che opinione ti sei fatto? Qual è la realtà del Paese?

«La Giamaica è aggressiva, sessuale, piena di vita e di energia. Trovi tutto qua: dalla povertà estrema alla ricchezza, dalla corruzione alle chiese. Io spesso dico – sorride – che Dio abita qua e il Diavolo solo 6 mesi l’anno, gli altri 6 in Italia».

Hai avuto modo – per lavoro – di maneggiare tantissima musica oltre al reggae. Quale altre sonorità ti affascinano? E vorrei chiederti in che misura, in Giamaica, si avverte l’influenza musicale dell’America. 

«Io da ingegnere del suono e musico sono un po’ un medico generico. Tutto ciò che suona bene mi intriga. La Giamaica è molto… Usa, lo è sempre stata e lo sarà sempre. Non guasta, dai».

A cosa stai lavorando in questo momento nel tuo studio?

«Sto producendo una compilation pop per l’Italia, ma non ti dico di più, devi aspettare».

L’Italia è solo nostalgia per la mozzarella o anche per gli amici? 

«Ho fatto molte esperienze in Italia. Questa da Alborosie è come una seconda vita. In patria ho molti ricordi, molti amici li ho ancora. Anche se alcuni li ho inevitabilmente persi. Purtroppo. Per il resto, io speriamo che me la cavo. Ed è vero: mi manca la mozzarella».

Bob Marley cos’è per te e chi ha raccolto la sua eredità musicale?

«Sono un fanatico di Bob. Sono anche venuto in Giamaica ispirato proprio da Bob. Ho modellato la mia spiritualità anche grazie a Bob. Purtroppo nessuno nella reggae music ha ancora raggiunto il re Bob. Forse è meglio cosi?».

“Rocky Road” è un inno a godersi la vita, è un modo per spronare l’ascoltatore a non perdere mai tempo. Godersi la vita significa staccarsi dai social network?

«Va tutto bene se ti rende vivo e felice. Divertiti su Facebook, fai ciò che devi, la vita è breve, è imprevedibile. Io vado a pescare per divertirmi».

A chi sogna un percorso come il tuo che consigli daresti? Il segreto è vendere tutto e lasciare l’Italia?

«Il segreto è come dico in “Rocky Road”: “Life is a cicle/there is no time to waste/leaving you behind if u can’t stand the pace”. La vita è un ciclo/non c’è tempo da perdere/lasciati le cose dietro se non puoi tenere il ritmo».

Il successo internazionale in che misura ti ha cambiato? Ti chiedo inoltre se a 38 anni ti senti mai di dire a te stesso “ok, ce l’ho fatta, sono arrivato dove volevo”?

«Sono solo arrivato in Giamaica. Ecco dove sono arrivato, a 10 mila chilometri. Non concepisco la parola “successo”. Faccio quello per cui sono stato creato. Io ho una mia strada personale e l’ho seguita, andrò avanti fino a che potrò permettermelo a prescindere dall’opinione altrui, ma io credo nel ritiro, credo che ogni artista si debba, ad un certo punto, ritirare e godersi la semplicità di un giorno silenzioso. E vivere di ricordi. La memoria è il dono più grande».

Ascolti musica italiana? In questo momento ci sono artisti che ti incuriosiscono o dei quali segui con attenzione il percorso artistico?

«Dei Negramaro sono un fan – sorride. Poi ti posso citare Lorenzo Jovanotti, Caparezza, Fedez, Boom Da Bash, Lion D, Salmo e credo che potrei andare avanti».

Se fossi rimasto in Italia, oggi, dove saresti?

«Se fossi rimasto in Italia sarei a suonare e nel tempo libero – sorride – in cura da uno psicologo. L’Italia è pazza e confusa come i suoi politici».

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