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ALESSANDRO FIORI Plancton

«"Plancton" è il mio "Kid A"». Così Alessandro Fiori ha presentato il suo nuovo lavoro. Il cantautore aretino è un peso massimo della scena indipendente italiana, con all'attivo un numero notevole di collaborazioni: da Marco Parente a Paolo Benvegnù passando per Cesare Basile. "Plancton" è un disco di elettronica con parecchie divagazioni attorno al tema centrale e una produzione ricercata. Insomma, l'involucro, la confezione, l'estetica è convincente, ma il contenuto com'è? Bella domanda. Perché va a incrociare un altro quesito: come si può bocciare un album di Fiori, cioè di un artista che ha fatto della ricerca del bello…

Score

QUALITA' - 51%

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alessandro fiori plancton

«”Plancton” è il mio “Kid A”». Così Alessandro Fiori ha presentato il suo nuovo lavoro. Il cantautore aretino è un peso massimo della scena indipendente italiana, con all’attivo un numero notevole di collaborazioni: da Marco Parente a Paolo Benvegnù passando per Cesare Basile.

Plancton” è un disco di elettronica con parecchie divagazioni attorno al tema centrale e una produzione ricercata. Insomma, l’involucro, la confezione, l’estetica è convincente, ma il contenuto com’è? Bella domanda. Perché va a incrociare un altro quesito: come si può bocciare un album di Fiori, cioè di un artista che ha fatto della ricerca del bello una ragione di vita? Bel casino. Tuttavia la verità (la nostra, ci mancherebbe) è che le canzoni contenute in “Plancton” sono tanto fumo e poco arrosto, un esercizio di stile senza profondità e prospettiva, un disco che ascolti una volta e dici “figo, cavolo”, ma che non ascolteresti due volte manco sotto tortura, perché “Plancton” parla a se stesso, non comunica con l’ascoltatore, l’elettronica proposta (spogliata dell’ottimo lavoro in studio) non è nulla di particolarmente originale. Insomma, un prodotto al di sotto delle aspettative. Il brano migliore? “Aaron”.

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