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AMBRAMARIE «Al Festival di Sanremo? Certo che ci andrei...»

Bruciava Tutto” è il nuovo album completamente autoprodotto di AmbraMarie. Sono undici le tracce che compongono questo lavoro totalmente in italiano e che rappresenta una svolta musicale nella carriera di AmbraMarie: a differenza dell’album precedente, in questo capitolo trova spazio l’elettronica e la svolta sonora è affidata alle sole chitarre di Michele Vanelli, al basso di Raffaele D’Abrusco e alla batteria di Mattia Degli Agosti, band e famiglia dell’artista da ben 12 anni.

Partiamo da Treviglio, provincia bergamasca. In che contesto ambientale, musicale, familiare, sei cresciuta? Hai una famiglia di artisti alle spalle? 

«La mia non è una famiglia di artisti, però si è sempre ascoltata tanta musica in casa. Ricordo dei viaggi bellissimi in macchina con Battisti e Dalla in sottofondo».

Credi sia più facile, per un figlio, fare musica se ne viene da una famiglia di artisti?

«Certo, una famiglia di artisti in qualche modo può trasmetterti ancor più attenzione verso la musica, che spesso viene data per scontata».

“Bruciava Tutto” è un disco dalle fortissime influenze rock. In Italia credi che il rock goda ancora di buona salute?

«Io penso a realtà come Verdena e Afterhours, e vedo che c’è ancora spazio per il rock in Italia».

Il tuo look è sempre particolare. Quanta cura metti in esso? 

«Mi piace comprare vestiti, specialmente cercandoli nei mercatini, abiti che chissà quale storia hanno».

La bellezza aiuta se si vuole fare arte o musica?

«Per una donna per niente, se si parla di musica. Vorrei essere nata uomo mille volte! Un sacco di problemi in meno!». Sorride.

Le linee melodiche del disco funzionano quasi tutte. In che maniera avete lavorato sull’orecchiabilità? Pensi che la fruibilità pop dei tuoi pezzi sia un elemento importante per arrivare al pubblico più ampio possibile? Che è anche un modo per chiederti quali sono i limiti, in ambito pop, oltre i quali non è lecito andare? Tu ragioni mai su un brano pensando: “…forse è troppo/poco pop?”?

«Oddio, per la verità tutte queste domande non me le sono mai fatte. Quando scriviamo, lo facciamo di getto, senza troppe sovrastrutture. Poi ci si trova in saletta, si prova, si riprova, si registra. Ci concentriamo molto sugli arrangiamenti, se poi il ritornello rimane in testa, meglio».

Nel 2009 hai partecipato a “X-Factor”. Se dovessi consigliare un emergente restio ad andarci, che parole useresti?

«Se hai dubbi, non farlo. Vai solo se hai messo tutto in conto».

Fra i brani in scaletta, c’è un pezzo che secondo te farebbe un figurone a Sanremo? Tu ci andresti mai al Festival?

«Io ci andrei, mi piace l’idea di una settimana in vacanza a Sanremo a suonare. Forse sceglierei “Bruciava Tutto”».

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