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AMEDEO MINGHI «Il Festival del 1990? Un giro di giostra senza fine...»

«L’Italia? Un Paese che ha mancato un’occasione importante: diventare il giardino del mondo. Abbiamo sporcato la nostra nazione, l’abbia resa una discarica, abbiamo cementificato ovunque. Peccato». Parola di Amedeo Minghi, il poeta del “cantare d’amore”, artista da sempre sensibile alle tematiche sociali e civiche. Un cantautore dei bei sentimenti e anche della pace, soprattutto in Medio Oriente: «Bisogna ridare la parola ai palestinesi e agli israeliani, e togliere quelle popolazione dalle mani dei mercanti d’armi».

Partiamo da Sanremo: 1983, va sul palco dell’Ariston con “1950”, un brano che oggi è un classico della musica italiana, stroncato però in quell’occasione. Che ricordi conserva di quel Festival?

«Fu una brutta esperienza. Non avrei mai voluto partecipare a quel Sanremo e ritenevo la canzone non adatta al Festival. Fummo costretti a ridurre la lunghezza del pezzo dai quasi 5 minuti originali a 3, e questo snaturò un pochino l’identità della canzone. Arrivai ultimo, una delusione forte».

Il pezzo però esplose dopo Sanremo…

«Non subito, ci volle un po’ di tempo ancora».

Si sarebbe mai aspettato che “1950” potesse diventare un classico della canzone italiana?

«No, non me lo aspettavo, però all’epoca io e tutti quelli impegnati nel mio progetto eravamo convinti di avere fra le mani qualcosa di particolare».

Ancora un salto in avanti: 1990, con “Vattene amore” lei e Mietta fate il botto a Sanremo.

«Sia io, sia Mietta, arrivavamo da grandi successi e “Vattene amore” sfruttò l’alchimia di quel momento magico. Fu un bel Festival, partecipammo con una canzone straordinaria, un giro di giostra senza fine».

Sia sincero, come le venne in mente quel “trottolino amoroso du du da da da”?

«E’ un ricordo dei miei studi mozartiani, e mi sembra strano che nessuno abbia mai notato la citazione».

Il palco dell’Ariston mette davvero paura?

«Più che paura, mette tensione sapere che quel pubblico è lì non soltanto per te, ma è lì per le luci, magari per il Casinò, o magari per cogliere in diretta l’attimo infausto della tua esibizione».

Lei ha girato parecchio il mondo. Che opinione ha del nostro Paese?

«L’Italia sarebbe potuta diventare il giardino del mondo e invece negli ultimi decenni l’abbiamo abbruttita, sporcata, umiliata».

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