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ANDREA SENATORE Vulkan

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In questo album convergono matrici marcatamente elettroniche con cui Andrea Senatore sintetizza una personale riflessione sulla condizione esistenziale dell’uomo moderno, sospeso tra spirito e materia, alla ricerca di nuovi punti cardinali.

Per comodità ci affidiamo al comunicato stampa per inquadrare immediatamente questo “Vulkan“, album che concede qualcosa al pop ma concede soprattutto a se stesso. Nel senso che è un lavoro dove c’è tanto cervello, tanta voglia di guardarsi allo specchio, lasciando all’ascoltatore pochi appigli per arrivare a una facile chiave di lettura. Ci vogliono infatti diversi ascolti per entrare in contatto con l’universo sonoro di Andrea Senatore, che senza dubbio ha concepito un disco elegante, ma l’impressione di “già sentito” è forte. Molto forte. Insomma, elettronica senza un padre e senza padrone, elettronica che dal punto di vista tecnico fa la sua figura (i suoni sono ben calibrati) tuttavia si avverte l’assenza di un filo capace di portare l’ascoltatore alla meta. Un lavoro riuscito in parte. I brani migliori? “Clouds”, con la voce di Nabil Bey dei Radiodervish, e “Monochrome”.

In questo album convergono matrici marcatamente elettroniche con cui Andrea Senatore sintetizza una personale riflessione sulla condizione esistenziale dell'uomo moderno, sospeso tra spirito e materia, alla ricerca di nuovi punti cardinali. Per comodità ci affidiamo al comunicato stampa per inquadrare immediatamente questo "Vulkan", album che concede qualcosa al pop ma concede soprattutto a se stesso. Nel senso che è un lavoro dove c'è tanto cervello, tanta voglia di guardarsi allo specchio, lasciando all'ascoltatore pochi appigli per arrivare a una facile chiave di lettura. Ci vogliono infatti diversi ascolti per entrare in contatto con l'universo sonoro di Andrea Senatore, che senza…

Score

QUALITA' - 57%

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