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BEATRICE ANTOLINI L'AB

Partiamo dall'aspetto musicale. . Insomma, cosa si può rimproverare a Beatrice Antolini dal punto di vista musicale, visto che oltre a scrivere tutti i testi e le musiche, ha suonato tutti gli strumenti presenti (chitarra, basso, batteria, percussioni, synth, piano e programmazioni elettroniche) e arrangiato, prodotto, registrato e mixato…

Score

QUALITA' - 65%

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beatrice antolini lab

Partiamo dall’aspetto musicale. L’AB” è un disco molto bello sotto questo punto di vista: l’elettronica è dosata nel modo giusto, non ci sono slanci che ti fanno venire in mente mode del momento ma, al massimo, le fascinazioni sonore ti portano al passato, a Tori Amos (spesso presente nell’album), ai Nine Inch Nails, a Björk. Insomma, cosa si può rimproverare a Beatrice Antolini dal punto di vista musicale, visto che oltre a scrivere tutti i testi e le musiche, ha suonato tutti gli strumenti presenti (chitarra, basso, batteria, percussioni, synth, piano e programmazioni elettroniche) e arrangiato, prodotto, registrato e mixato tutti i brani? Nulla.

A convincerci meno sono le strutture delle canzoni che, al netto dell’idea del suono e dello stile, crediamo valorizzino poco l’aspetto melodico, facendo risultare il disco piuttosto freddino, non proprio a suo agio nel dialogare con l’ascoltatore. E’ come se la voglia di creare un’atmosfera omogenea, un solco riconoscibile, abbia finito per rendere le canzoni molto interessanti dal punto di vista tecnico, ma poco coinvolgenti dal punto di vista emotivo. Lungo la scaletta soltanto la conclusiva “Beautiful Nothing” (e forse un pochino “Second Life”, la canzone cantata meglio) esalta l’arte della Antolini in tutto il suo splendore, gli altri pezzi dopo qualche ascolto perdono qualcosa. Per carità, sono interessanti, carini, ben suonati, ma che la Antolini sappia suonare ormai lo sanno pure le pietre, manca tuttavia ancora un ultimo passo avanti.

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