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CAPTAIN MANTELL Dirty White King

Un rock americano (tipicamente Anni Settanta e Novanta) ma fatto con quella sensibilità per la melodia (tipicamente italiana) che soltanto noi siamo in grado di mettere sul tavolo quando si tratta di fare musica. . In scaletta 12 brani per 47 minuti…

Score

QUALITA' - 73%

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captain mantell dirty white king

Un rock americano (tipicamente Anni Settanta e Novanta) ma fatto con quella sensibilità per la melodia (tipicamente italiana) che soltanto noi siamo in grado di mettere sul tavolo quando si tratta di fare musica. Dirty White King” è veramente un disco completo, e conferma i Captain Mantell come una bella realtà della scena rock indipendente italiana, perché hanno la capacità di parlare a platee diverse: dalla nicchia sino all’appassionato del rock più commerciale. Il suono del disco è pensato e sviluppato con intelligenza, di mezzo (negli archi) c’è pure quel geniaccio di Nicola Manzan.

In scaletta 12 brani per 47 minuti di musica. Le fascinazioni sono notevoli: Soundgarden, Nirvana, Faith No More, prog, noise e molto altro. Ma non c’è opera di copia-e-incolla, possiamo tranquillamente parlare di ispirazioni, di suggestioni. Il taglio dell’album è piuttosto scuro, c’è voglia di sperimentare sino a lambire i confini del jazz – come nel caso dell’ipnotica “Livor Mortis”. Nulla è lasciato al caso e l’ascolto è fluido, gradevole, interessante dal primo all’ultimo minuto. Ci piacciono parecchio le parti di batteria, mentre il mixaggio non ci ha convinto granché, forse si poteva osare di più. I pezzi migliori? “The invisible wall”, la beatlesiana “Let it down” e “Days of doom”. In conclusione: un lavoro che è impossibile non amare.

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