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CHEMICAL BROTHERS Born In The Echoes

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All’ottavo disco o ti rinnovi o sei morto. Oppure fai come i Chemical Brothers: prendi ciò che ti piace in giro per il mondo, lo mischi col tuo “sentire” e vedi cosa ne viene fuori, che poi è quello che da diverso tempo hanno preso a fare i Nostri. Perché non è detto che la via del rinnovamento sia sempre quella migliore. Si può anche alzare l’asticella rimaneggiando quello che gira nell’etere, evitando così di saccheggiare le proprie biblioteche sonore. Da questo punto di vista, i Chemical Brothers in “Born In The Echoes” sono stati estremamente onesti col proprio pubblico.

L’album si apre con “Sometimes I Feel So Deserted”, un pezzo leggermente funk che convince al primo contatto e anticipa “Go” (con Q-Tip alla voce), un brano che paga dazio alla scena elettronica francese, con quel suo incedere pop e ruffiano. Mentre “Under Neon Lights” (con St. Vincent) scivola verso gli acidi Anni Novanta ipnotizzando l’ascoltatore col suo mantra. Siamo alla quarta canzone, ovvero “EML Ritual”, e ci spostiamo ancora di genere, questa volta siamo proprio dentro la house americana, con quegli effettini che hanno reso celebre il suono dei “Fratelli Chimici”. Con “I’ll See You There”, invece, siamo nel classico immaginario della ditta: chiudi gli occhi e ti lasci andare. Cercavi qualcosa di familiare? Eccolo.

La seconda parte del disco è meno generosa di spunti interessanti rispetto alla prima, ma il livello si mantiene comunque discreto e l’elettronica servita ha personalità, come nel caso di “Reflexion”, brano extra large del cd (6 minuti e 29 secondi) che vira verso i territori dell’industrial. La chiusura è affidata a “Wide Open” con Beck alla voce. Il risultato? Assai deludente. 

In conclusione: “Born In The Echoes” non è un album di grandi sorprese ma è comunque un buonissimo prodotto, da ascoltare non per moda ma per reale interesse. Insomma, vale la spesa. I pezzi migliori? A nostro avviso “Sometimes I Feel So Deserted” e “Under Neon Lights” hanno una marcia in più.

All'ottavo disco o ti rinnovi o sei morto. Oppure fai come i Chemical Brothers: prendi ciò che ti piace in giro per il mondo, lo mischi col tuo "sentire" e vedi cosa ne viene fuori, che poi è quello che da diverso tempo hanno preso a fare i Nostri. Perché . Da questo punto di vista, i Chemical Brothers in "Born In The Echoes" sono stati estremamente onesti col proprio pubblico. L'album si apre…

Score

QUALITA' - 72%

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