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THE CIRCLE James Ponsoldt

"The Circle" è un minestrone di idee piuttosto insipido. Dentro ci hanno messo di tutto: la privacy, il futuro, la democrazia partecipata, Facebook, Google, Apple, così tanta roba che alla fine era inevitabile naufragare nei territori della mediocrità, della banalità, delle buone intenzioni tradotte in cazzatine. Tutto questo per dire che la pellicola di James Ponsoldt è bruttina, e il cast pessimo. La trama. Una giovane informatica viene assunta presso una potente azienda di telecomunicazioni. In breve tempo, però, si accorge che il sogno di una vita (un lavoro emozionante in un ambiente ricco di stimoli) presente dei conti da pagare salatissimi.…

Score

SCORE - 4

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the CIRCLE film

The Circle” è un minestrone di idee piuttosto insipido. Dentro ci hanno messo di tutto: la privacy, il futuro, la democrazia partecipata, Facebook, Google, Apple, così tanta roba che alla fine era inevitabile naufragare nei territori della mediocrità, della banalità, delle buone intenzioni tradotte in cazzatine. Tutto questo per dire che la pellicola di James Ponsoldt è bruttina, e il cast pessimo.

La trama. Una giovane informatica viene assunta presso una potente azienda di telecomunicazioni. In breve tempo, però, si accorge che il sogno di una vita (un lavoro emozionante in un ambiente ricco di stimoli) presente dei conti da pagare salatissimi.

A dividersi la scena ci sono Emma WatsonTom Hanks, la prima veste i panni della giovane informatica, mentre il navigato attore è una sorta di guru spiritual-tecnologico, anzi, a voler essere più precisi, potremmo definirlo uno Steve Jobs visionario che crede nei Social e nella democrazia partecipata. Entrambi gli attori offrono una prova modesta: leggermente superiore Tom Hanks (ma abbondantemente sotto la sufficienza), invece male, malissimo Emma Watson, che non dà alcuna credibilità al suo personaggio e per tutta la durata del film si trascina in una recitazione da sbadigli.

Lenta la narrazione, mediocre la fotografia, anonimo il cast di supporto, brutte le musiche di Danny Elfman. Il finale? Beh, è così sbrigativo che i primi titoli di coda vi sembreranno una naturale prosecuzione del film, e invece no, dopo quasi due ore la conclusione è proprio quella, cioè sciocca e piena di luoghi comuni. Insomma, classica opera con delle buone idee di fondo ma sviluppate coi piedi.

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