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MORTO STALIN, SE NE FA UN ALTRO Armando Iannucci

Carino e da vedere. "Morto Stalin, se ne fa un altro" è il classico film poco impegnativo che ti cambia (in positivo) la serata, perché è leggero, intelligente, piuttosto agile nella narrazione e con un paio di attori che danno un evidente valore aggiunto. La trama. Il 3 marzo 1953 Iosif Stalin, capo supremo dell'Unione Sovietica, crolla a terra stroncato da un'emorragia cerebrale. La sua morte viene però dichiarata ufficialmente solo due giorni più tardi, durante i quali la squadra ministeriale del defunto dittatore si scontra per ottenere il potere supremo. Tra i protagonisti del teatrino di follia e disumanità…

Score

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morto stalin ne un altro

Carino e da vedere. “Morto Stalin, se ne fa un altro” è il classico film poco impegnativo che ti cambia (in positivo) la serata, perché è leggero, intelligente, piuttosto agile nella narrazione e con un paio di attori che danno un evidente valore aggiunto.

La trama. Il 3 marzo 1953 Iosif Stalin, capo supremo dell’Unione Sovietica, crolla a terra stroncato da un’emorragia cerebrale. La sua morte viene però dichiarata ufficialmente solo due giorni più tardi, durante i quali la squadra ministeriale del defunto dittatore si scontra per ottenere il potere supremo. Tra i protagonisti del teatrino di follia e disumanità che ne scaturisce, sono presenti i figli di Stalin, Vasilij e Svetlana, il generale Georgij Žukov, Nikita Krusciov, Georgij Malenkov, Vjačeslav Molotov e il depravato Lavrentij Berija. La pellicola è l’adattamento cinematografico del romanzo grafico “La morte di Stalin” di Fabien Nury e Thierry Robin.

Il cast è azzeccatissimo e non c’è attore che manchi il colpo. Su tutti però ci piace citare uno Steve Buscemi (Nikita Krusciov) in forma smagliante, che si cala perfettamente (anche dal punto di vista fisico) in un personaggio dai molteplici risvolti. Bene anche Simon Russell Beale (Lavrentij Berija) e Olga Kurylenko (la pianista) che anche vestita e coperta dalla testa ai piedi riesce sempre a sprigionare chili di sensualità.

“Morto Stalin, se ne fa un altro” mescola dramma, commedia, grottesco e ricostruzione storica, con diverse scene che lasciano il segno e una serie di battute tipicamente british che strappano sorrisi a piene mani. La regia di Armando Iannucci è finalizzata a esaltare la presenza scenica degli attori e alla fine i 100 minuti di visione sembrano persino risicati – c’è/c’era talmente tanta trama non sfruttata da farne persino una spassosa serie tv. Insomma, un bel prodotto.

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