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NAPOLI VELATA Ferzan Özpetek

Un film un po' pretenziosetto, ma con una discreta poetica. Non un'opera imperdibile, intendiamoci, ma senza dubbio meritevole d'essere vista, anche se Ferzan Özpetek l'ha appesantita di passaggi lenti che poteva tranquillamente asciugare per dare maggior ritmo alla pellicola. Insomma, "Napoli Velata" è un thriller psicologico dove le prove dei singoli (ottime) non hanno spinto oltre la sufficienza l'impianto scenico. La trama. In una Napoli dove sacro e profano vanno a braccetto fra il caricaturale e la razionalità, Adriana (Giovanna Mezzogiorno) si fa travolgere da un amore improvviso che diventerà dolore e tormento. Özpetek affida alla Mezzogiorno e ad Alessandro Borghi il…

Score

SCORE - 6

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napoli velata

Un film un po’ pretenziosetto, ma con una discreta poetica. Non un’opera imperdibile, intendiamoci, ma senza dubbio meritevole d’essere vista, anche se Ferzan Özpetek l’ha appesantita di passaggi lenti che poteva tranquillamente asciugare per dare maggior ritmo alla pellicola. Insomma, “Napoli Velata” è un thriller psicologico dove le prove dei singoli (ottime) non hanno spinto oltre la sufficienza l’impianto scenico.

La trama. In una Napoli dove sacro e profano vanno a braccetto fra il caricaturale e la razionalità, Adriana (Giovanna Mezzogiorno) si fa travolgere da un amore improvviso che diventerà dolore e tormento.

Özpetek affida alla Mezzogiorno e ad Alessandro Borghi il compito di tracciare il solco della narrazione. Entrambi fanno un’ottima figura, anche se su Borghi ci resta il sospetto che i ruoli da personaggio borderline stiano caratterizzando un po’ troppo il suo percorso artistico. La Mezzogiorno carica il suo personaggio di fisicità e sensualità e va a prendersi la scena con forza, cedendo magari qualcosina alla recitazione in senso classico, ma vincendo la sfida e imponendosi dal punto di vista fisico agli occhi dello spettatore. Di contorno tanti artisti che aggiungono peso specifico: da Anna Bonaiuto al mitico Peppe Barra, passando per Lina Sastri, Isabella FerrariLuisa Ranieri.

La Napoli che racconta Özpetek non buca lo schermo ma è comunque presente. Il regista non riesce a restituire al meglio tutta la bellezza visiva di una città multiforme e unica nel mondo, un limite tipico dei… foresti. La prima parte del film è interessante, nella seconda invece i tempi si dilatano e il finale è un po’ raffazzonato. Carina la fotografia di Gian Filippo Corticelli. Insomma, tante buone idee, un buonissimo cast, ma anche molte lacune, soprattutto nella sceneggiatura.

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