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OUIJA – L’ORIGINE DEL MALE Mike Flanagan

Con "Ouija - L'origine del male" siamo nel campo dell'horror supernaturale, un genere che al botteghino fa sempre la sua figura: i dati parziali, infatti, parlano di 9 milioni spesi, e di entrate che sfiorano i 100 milioni. Mica male per un prodotto che deve la sua fortuna più al marketing che ad altro. Il film di Mike Flanagan (prequel di "Ouija" del 2014) è ben girato e montato con il chiaro obiettivo di scuotere lo spettatore usando tutti i mezzi che (di solito) il genere mette a disposizione: colpi ad effetto per togliere il fiato, facce diabolicamente sorridenti, sangue (per…

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ouija

Con “Ouija – L’origine del male” siamo nel campo dell’horror supernaturale, un genere che al botteghino fa sempre la sua figura: i dati parziali, infatti, parlano di 9 milioni spesi, e di entrate che sfiorano i 100 milioni. Mica male per un prodotto che deve la sua fortuna più al marketing che ad altro.

Il film di Mike Flanagan (prequel di “Ouija” del 2014) è ben girato e montato con il chiaro obiettivo di scuotere lo spettatore usando tutti i mezzi che (di solito) il genere mette a disposizione: colpi ad effetto per togliere il fiato, facce diabolicamente sorridenti, sangue (per la verità pochissimo), gente che si arrampica sui muri, il male nascosto nella penombra e naturalmente la famigerata tavoletta Ouija. Insomma, dal punto di vista puramente tecnico, il film fa la sua figura, perché i brividi non mancano. Non propone cose nuove, ma il campionario del “già visto” ha dignità e credibilità. La storia invece è molto debole e scontata, sulla sceneggiatura non si è investito granché, e anche gli attori restano – per rimanere in tema – nell’ombra.

La trama è questa. Nella Los Angeles del 1965, una madre vedova (la bellissima Elizabeth Reaser) e le sue due figlie introducono un nuovo trucco alle loro consuete frodi spiritiche per ravvivare l’attività di famiglia, finendo per attirare senza volerlo un autentico spirito maligno nella propria casa. Delle due figlie: quella più grande è interpretata da un’anonima Annalise Basso, mentre la più piccola (Lulu Wilson) non demerita. La regia di Mike Flanagan è ordinaria, la fotografia non particolarmente brillante, il finale è scontato. Pellicola da vedere? Sì, ma senza grosse aspettative, e proprio se siete amanti del genere.

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