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THE SQUARE Ruben Östlund

Non fatevi ingannare dalla Palma d'Oro assegnata, dalla candidatura agli Oscar 2018 e dalle recensioni con il mignolino all'insù. . Noi crediamo che i buoni film abbiano ritmo e/o profondità narrativa (se ci sono entrambe le componenti, anche meglio...), qui non abbiamo né ritmo né idee. E' una pellicola dal sapore di…

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the square

Non fatevi ingannare dalla Palma d’Oro assegnata, dalla candidatura agli Oscar 2018 e dalle recensioni con il mignolino all’insù. The Square” è un film tremendamente brutto, così brutto da risultare noioso. Anzi, è anche noioso, perché dura un’eternità (142 minuti!), ha un taglio molto da “so tutto io, e ora ti racconto come gira il mondo dei borghesi” e soprattutto è privo di ritmo, narrazione e sostanza. Noi crediamo che i buoni film abbiano ritmo e/o profondità narrativa (se ci sono entrambe le componenti, anche meglio…), qui non abbiamo né ritmo né idee. E’ una pellicola dal sapore di lunghissima supercazzola incensata da vecchi tromboni della penna.

La storia. Dopo l’abolizione della monarchia svedese, il Palazzo Reale di Stoccolma è diventato un museo d’arte. Christian (Claes Bang) è curatore del museo, dove gestisce uno spazio per una nuova installazione. Dopo aver trovato una compagnia di pubbliche relazioni, per promuovere l’installazione, si verificano una serie di eventi caotici.

Il film è una lunga serie di episodi surreali dove commedia e dramma a volte (solo a volte) provano a fondersi nel tentativo di partorire una direzione degna di tal nome. Ma tutto resta abbozzato, in un limbo di sketch dove la risatina e il grottesco donano magra consolazione al povero spettatore. Il finale cerca di esprimere una vaga morale, ma più che compreso va accolto come una liberazione. La regia di Ruben Östlund è di pregio, con un paio di scene girate con maestria (quella della spazzatura e dell’uomo-scimmia), mentre la sua sceneggiatura fa acqua da tutte le parti. Discreta la prova del cast, con una menzione particolare per il piccolo ruolo della sempre brava Elisabeth Moss.

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