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DEPECHE MODE Spirit

Recensire una band come i Depeche Mode ti impone di essere... superficiale, perché cosa vuoi approfondire dal punto di vista tecnico? Come puoi metterti a fare il professorino con gente che in studio può permettersi ogni azzardo tecnico? E cosa vuoi dire davanti a un suono così pulito in cuffia da avere quasi la sensazione di ospitare la band sul divano di casa? Ecco, non puoi aggiungere altro, meglio seguire il consiglio di Antonio Razzi e passare oltre. Ma "oltre" cosa c'è? Ci sono le canzoni, e la logica (sempre valida) che per fare un buon disco devi avere…

Score

QUALITA' - 70%

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depeche mode spirit

Recensire una band come i Depeche Mode ti impone di essere… superficiale, perché cosa vuoi approfondire dal punto di vista tecnico? Come puoi metterti a fare il professorino con gente che in studio può permettersi ogni azzardo tecnico? E cosa vuoi dire davanti a un suono così pulito in cuffia da avere quasi la sensazione di ospitare la band sul divano di casa? Ecco, non puoi aggiungere altro, meglio seguire il consiglio di Antonio Razzi e passare oltre. Ma “oltre” cosa c’è? Ci sono le canzoni, e la logica (sempre valida) che per fare un buon disco devi avere delle buone canzoni. Le puoi infiocchettare come vuoi, ma devono prima di tutto essere delle buone canzoni, altrimenti stai bluffando.

Spirit“, al netto di tante considerazioni socio-politiche sui brani, è un album di 12 canzoni. L’elettronica è l’elemento portante, e a tratti l’atmosfera tende a risultare fredda, come se si volesse creare una sorta di barriera con l’ascoltatore. “Going Backwards”, “Where’s the Revolution” e “Scum” (con un incedere vagamente reggae) sono singoloni perfetti e ben si incastrano con il resto del compact. La prima parte dell’album ha dei ritornelli che dal vivo promettono scintille, mentre le linee melodiche sulle strofe non sempre ci convincono. La coda strumentale di “Cover me” chiude virtualmente il lato A e sembra l’esca perfetta per rassicurare i fans più intransigenti, quelli che hanno amato i Depeche Mode per la loro capacità di maneggiare i sintetizzatori come pochi.

“Eternal” apre la seconda parte e non è un brano particolarmente ispirato. Molto meglio “Poison Heart”, con il suo incedere blues e la voglia di non tradire le radici rock del gruppo. Qui Dave Gahan (la canzone è da lui cofirmata) ci mette davvero molto del suo e il risultato è eccellente. Bene anche “So Much Love” e “No More (This Is the Last Time)”.

In conclusione: non un lavoro eccezionale, ma c’è abbastanza materiale per passarsi alla grande quasi un’ora di ascolto. Il meglio lo hanno già dato in passato, tuttavia siamo ancora ben distanti dall’avere a che fare con un gruppo che ricalca se stesso – chiedere agli U2 per le adeguate delucidazioni in materia…

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