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DISCOVERLAND

DISCOVERLAND «Il piacere di stravolgere completamente la struttura delle canzoni»

Discoverland fanno cover, che è un po’ come dire una verità ma anche una sonora bugia. Perché Roberto AngeliniPier Cortese partono sì da canzoni di altri artisti già note, ma le rielaborano sino a sembrare qualcosa di familiarmente diverso. Insomma, una piccola magia ricreata anche nel recente “Drugstore“, uscito per Gas Vintage Records.

Fare cover sembra semplice, forse l’80% del lavoro è già fatto. Quanto è difficile – nel vostro caso – lavorare su quel restante 20%?

«Sì, hai detto bene: “sembra”. Ci muoviamo in punta di dita, tra il rispetto e la sacralità dell’opera originale e nello stesso tempo la creatività, il gioco e la ricerca. Non è facile scardinare dalla memoria la fotografia perfetta dei capolavori che riproponiamo, sia per noi ma credo soprattutto per gli ascoltatori. Ma proprio perché la canzone originale è perfetta così com’è, ci divertiamo a stravolgere completamente la struttura e a cercare un nuovo arredamento pur trattandosi della stessa casa».

Roberto, visto che il “Gattomatto” ancora oggi ti perseguita, hai mai pensato di rifargli il look con Discoverland?

Sorride: «Ma, che ti devo dire, potrebbe essere un’idea, ma solo se “discoveriamo” anche “Souvenir” di Pier…».

Pier, nel cd c’è un solo inedito ed ha un testo molto curioso, che parte dall’amore per abbracciare altro. Com’è nato? E come si incastra nell’immaginario dei Discoverland?

«Questo progetto è sempre un po’ al confine tra edito e inedito. E la tentazione di raccontare una storia totalmente inedita è sempre presente. In questo caso raccontiamo (con Leo Pari) la difficoltà e l’impossibilità di tenere vivi certi rapporti e certi sentimenti che spesso si perdono nel delirio urbano e nella corsa a cercare chissà cosa, allora un pusher servirà a illuderci che “tutto sia migliore di quello che è”».

Conoscete Roma e la scena romana come le vostre tasche. E’ una città che sa sempre/ancora ispirare? 

«L’ispirazione è ovunque possa succedere qualcosa dentro di te, e Roma nel bene e nel male è una città piena di vita. Le forme musicali, che siano rap, folk, cantautorali, possono cambiare a seconda delle mode o delle inclinazioni del momento, poi come al solito è nella sostanza che si trovano le cose migliori. E in questo senso Roma è sempre stata, e continua ed essere, molto ispirata».

Arrivati a 40 anni (o quasi), la musica cos’è? Un lavoro necessario? Il bisogno dell’applauso del pubblico? 

«Essere arrivati fin qui e potersi permettere di fare quello che ci piace e soprattutto come ci piace, ci sembra già molto vicino a un sogno. L’applauso del pubblico è il motore di tutto questo, il vento che inevitabilmente ti spinge ancora a trovare stimoli e traguardi e a condividerli con chi ha il piacere di ascoltare».

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