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DJ SLAIT
Foto di Mirko De Angelis

DJ SLAIT «Venite con me a scoprire cosa vi stiamo preparando per Capodanno»

Domanda a Dj Slait: ma non potevi farti una serata tranquilla il 31 dicembre? «Eh, ma vuoi mettere organizzare il Capodanno nella tua città, sbatterti mesi per qualcosa di bello, ora naturalmente la tensione sale alle stelle perché mancano pochi giorni, ma sono felice di essermi buttato in questa avventura assieme ai miei soci della crew». La sua crew è la Machete, e il prossimo 31 dicembre sarà al gran completo a Olbia per un ultimo giorno dell’anno che vedrà Salmo, Dj Slait, Hell Raton, En?gma, Nitro e Jack The Smoker dividere il palco coi Subsonica. Ma Slait è anche reduce dal successo del Bloody Vinyl Vol 2 e sta già pensando al 3.

Flyer-Capodanno-Machete-SubsonicaDa dove partiamo?

«Da maggio. L’idea è nata a maggio. Olbia è famosa per il suo Capodanno ma da anni manca un evento veramente forte e quest’anno ho deciso di provarci coi ragazzi della crew. Ne è venuto fuori un progetto molto impegnativo al fianco dell’Amministrazione Comunale».

Subsonica e Machete Fest perché?

«L’anno scorso abbiamo fatto il nostro tour ma non siamo riusciti a trovare un locale che ci supportasse in Sardegna e quindi abbiamo deciso – sorride – di organizzarcela noi la serata, a modo nostro. Per quanto riguarda invece i Subsonica, li conosciamo, li apprezziamo, siamo amici, abbiamo già lavorato assieme e poi rappresentano un ottimo compromesso fra popolarità e qualità artistica. Aggiungiamo il fatto che mancano da dieci anni dalla parte nord della Sardegna e il quadro è completo».

Attese?

«Beh, sentiamo la pressione, anche perché io, Salmo, Hell Raton ed En?gma siamo olbiesi, quindi è normale sentire il peso dell’evento, avere ansia, soprattutto io ed Hell Raton sentiamo l’avvicinarsi della serata perché abbiamo curato assieme molte cose, ci siamo occupati di miliardi di dettagli e speriamo di regalare alla città una bella serata».

Nel frattempo è uscito il nuovo singolo di Salmo – “1984” – ed ha fatto letteralmente il botto…

«Sì, ha distrutto il web, in nemmeno un giorno ha fatto qualcosa come 200 mila visualizzazioni. Parliamo di numeri immensi. Sono contento per lui e questo singolo lo suoneremo anche a Capodanno».

Parliamo della Machete Crew. Perché questo successo?

«Siamo un gruppo di ragazzi legati non per il business ma proprio per il piacere di fare musica assieme. C’è molto scambio fra di noi. E di conseguenza la gente, da fuori, percepisce tutto questo, capisce che non c’è nulla di costruito a tavolino. Poi aggiungi il fatto che siamo tutti artisti competitivi e con una forte personalità e questo va in controtendenza rispetto ad altre crew dove trovi un artista “main” fortissimo e gli altri che vanno a rimorchio. Noi invece abbiamo tutti dei progetti personali, poi concentriamo le forze e facciamo progetti collettivi, facendo perno su una bella coesione, sul talento. E poi gestiamo tutto il possibile noi, siamo completamente indipendenti».

Quindi le multinazionali non servono a niente?

«Ma sai, il discorso sulle multinazionali è molto ampio e complicato. Se un artista non ha ben chiaro il suo percorso ed entra in contatto con le multinazionali è facile che alla fine si bruci, perché magari non sai cosa vuoi e ti fai guidare lungo strade che non sono le tue. Noi lavoriamo anche con delle multinazionali ma sappiamo benissimo cosa vogliamo e ciò di cui abbiamo bisogno. Non c’è nessuno che deve venirci a dire “…fate così o in quest’altro modo” perché abbiamo uno sguardo estremamente lucido sulle nostre cose».

Sull’hip hop italiano che opinione hai? Ha già toccato il suo punto massimo?

«Ogni anno vedo che escono sempre artisti nuovi che spingono veramente tanto e questo consente al genere di restare un prodotto di punta in Italia, capace di mostrare molte cose sfiziose. Poi naturalmente ci sono cose interessanti ed altre lo sono di meno, c’è gente che va avanti e gente che torna indietro, ma il pubblico ha ampia scelta e l’artista sa che deve dare il massimo perché la concorrenza è notevole. Se la domanda però è: “…il rap in Italia morirà l’anno prossimo?”. La mia risposta è negativa, vedo ancora un bel futuro per l’hip hop italiano».

Ora, coi Talent, il mercato del rap si è inflazionato, non trovi?

«Devi sempre stare sul pezzo e offrire qualcosa di sincero e originale, perché il pubblico non lo freghi. Ci sono anche dei casi particolari come Salmo, che non esce con un disco da tre anni, poi butta fuori un singolo e fa il botto, ma lo fa perché si è guadagnato una credibilità pazzesca e continua a fare le cose bene, dal video, alla canzone, alla strumentale, ai testi».

Al Festival di Sanremo 2016 ci saranno Clementino, Rocco Hunt e Neffa. Vedremo mai qualcuno della Machete Crew sul palco dell’Ariston?

«Al momento non abbiamo progetti compatibili con quel contesto. Per quanto riguarda Rocco e Clemente sono due fratelli e sono senza dubbio più aperti di noi per poter partecipare a un evento come quello di Sanremo e portare qualcosa di buono a casa. Faccio il tifo per loro».

Ma fammi capire, esiste o no la differenza tra hip hop commerciale e hip hop indipendente?

«Io non sono così chiuso e se si lavora è giusto che un po’ tutti abbiano gli spazi dove meglio esprimersi. Io stimo tantissimo Rocco e Clemente e non vedo nulla di male nella loro partecipazione a Sanremo. Se il mercato si apre, è un bene perché non fa altro che portare su il genere e i benefici sono per tutti: artisti e pubblico in primis. Poi voglio essere chiaro su Sanremo: se ci vai e porti un pezzo figo qual è il problema? Discorso diverso se ci vai con un brano mediocre, ma se accetti il rischio con una canzone che merita, è tutto ok. Sai qual è il problema?».

Quale?

«Non è Sanremo, ma sono certi Talent dove vai, vinci, scopi sei mesi, ti fanno fare il disco che magari neppure ti rappresenta e dopo un anno sei a non fare più nulla. E torniamo al discorso di prima: se non hai la personalità giusta, questo è un mondo che ti consuma in un attimo e neppure te ne accorgi».

Dimmi qualcosa che non sappiamo sui membri della Machete Crew.

«Ti posso dire che Hell Raton magari in questo momento lo si vede un po’ più defilato, ma sta facendo davvero tanto per la nostra società, lui è il nostro amministratore e sta facendo un lavoro dietro le quinte prezioso, ma ha talento e prestissimo lo vedremo impegnato in nuovi progetti».

En?gma?

«E che ti devo dire di En?gma?! Lui è un campioncino a giocare pure a calcetto, gioca tantissimo a pallone e produce tantissimo».

Jack?

«E’ una bravissima persona e abbiamo appena chiuso un disco che non vedo l’ora che esca».

Nitro?

«Di Nitro – ride – ti dico che, da buon veneto, va d’accordo con l’alcol e dunque anche con noi sardi».

Salmo?

«Continuo a pensare tutt’ora che sia un fottuto genio, magari chi si è avvicinato di recente a lui non sa che background c’è dietro. Parliamo di un artista vero, che ha lavorato duro per arrivare dov’è, e non ha iniziato ieri, ma da quando aveva 13/14 anni addirittura. Non sta lì per caso o per fortuna o perché ha azzeccato la canzone giusta. Ha fatto una lunga gavetta e ha una cultura non legata solo all’hip hop ma anche a tantissimi altri generi. Mi stupisce ogni volta che butta fuori qualcosa e ogni volta ci resto sotto nonostante io sia consapevole delle sue qualità, ma ogni volta è sorprendente».

Infine dimmi qualcosa che non sappiamo di Dj Slait.

«Sono tornato ad allenarmi bene. Io pratico K-1 (arti marziali, ndr) e ho ripreso anche a fare qualche combattimento per scaricare le tensioni. E la cosa mi fa stare bene».

Magari non molti sanno della tua passione per Milano…

«Sì, assolutamente, mi ispira tantissimo dal punto di vista artistico».

Un sardo che ama Milano fa notizia…

«Sono sardo, di Olbia, che è una città molto differente dal capoluogo lombardo: pochissima gente, dalle mie parti ci conosciamo tutti perché alla fine viviamo in un paesino di cinquantamila abitanti con il Sole, il mare, l’aria fresca. Insomma, il contrario di Milano: tutto scuro, aria sporca, però trovo davvero grande ispirazione all’ombra del Duomo, perché è una città che ti stimola a lavorare tanto, ti dà gli input giusti. In questa fase della vita è il posto giusto per me».

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