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ENZO SAVASTANO «Secondo me la musica è il tempo libero della nostra anima»

Lui è il neomelodico del cuore. Ha ottenuto una certa notorietà, negli ultimi mesi, grazie a “Una canzone indie”, ma il vero successo lo deve agli incontri fortunati con Loredano Nettare (il suo manager) e con Lello Sorice, il cui sax è diventato un elemento insostituibile. Lui è Enzo Savastano. La sua biografia dice: “Enzo Savastano nasce a Riva del Garda nel 1972. All’età di tre anni la sua famiglia si trasferisce a Casapesenna, nell’entroterra campano. Qui il piccolo Enzo comincia a dimostrare una certa attitudine alla musica. Compone il suo primo sonetto, “Sinfonia per clacson alterati”, con cui vince il primo premio al Memorial Dino Redivivo. Ma il talento, si sa, va coltivato. Riesce, infatti, ad ottenere dai suoi genitori la possibilità di iscriversi al conservatorio. Strabiliante enfant prodige, si diploma in pianoforte e canto lirico a soli nove anni. “E’ l’erede naturale di Placido Domingo”, scriverà il L’Eco di Agropoli, recensendone un live. La televisione non se lo lascia sfuggire. Umberto Smaila lo vuole ospite fisso su Italia Uno, nel programma “Bestia Che Roba!”. L’acuto di “E lucean le stelle”, segna il picco massimo d’ascolti Mediaset del decennio ’90-2000. Tre mesi dopo arriva la telefonata del maestro Jean Francois Latrance, direttore dell’Operà di Parigi. Un contratto da trenta milioni al mese. Enzo raggiunge la Francia per il solo gusto di strappare il contratto davanti agli occhi di Latrance. “Inconcepibile – dirà – che in questi trenta milioni non rientri il catering”. La stampa lo porta in trionfo. Il pubblico lo osanna. Nel 1998, però, la vita di Enzo Savastano cambia completamente rotta. Sua sorella Assunta conosce e sposa Nicola Tanfo Junior, un pezzo grosso della neomelodia. L’esperimento puramente ludico di fondere la lirica colta con il gagaga, diviene la chiave di lettura di un nuovo Enzo Savastano. È il 2006 quando esce il singolo “Traditore fino a un certo punto”. Il brano è subito un cult“. Vediamo chi è oggi Enzo Savastano…

Dopo aver cantato “Una canzone indie” sei finito per fare dei “feet” con Brunori e Calcutta. Come ha preso tutto ciò la scena neomelodica beneventana?

«La scena neomelodica mi ha chiamato il giorno dopo per farmi i complimenti. Questo mi ha fatto impennare le quotazioni e quindi guadagnare molto di più ai matrimoni. E’ il caso di dire che l’indie non ha sempre fatto danni».

Hai la fortuna di essere popolarissimo fra le donne. Ma qual è il segreto per conquistare una donna? Morgan anni fa ci disse che bisogna portare in tasca sempre un libro di poesie…

«Conosco Morgan da quando aveva i capelli grigi e ti posso assicurare che stava scherzando. La poesia serve fino a un certo punto. Poi entra in gioco il ristorante di livello e la conoscenza del ristorante di riguardo. Nel mio caso procedo in questo modo: fitto un ristorante e pago le vacanze allo chef. Questo mi consente di cucinare personalmente per la donna che intendo corteggiare. Certo rimane parecchio tempo sola a tavola. Però quando ho finito di cucinare e la raggiungo, la signora resta sempre a bocca aperta».

E poi?

«Al resto della serata, arrivateci da soli…».

Ho letto che sei un appassionato di politica. E’ vero che sogni una carriera in quell’ambiente?

«Sfatiamo questo mito. Io sono stato assessore alla cultura per la bellezza di sei ore. E mi è bastato. A capire che non è il mio mestiere».

Mi dici la tua su De Luca, il presidente della Regione Campania, e Renzi?

«Con De Luca abbiamo festeggiato assieme l’ultimo San Vincenzo. Si è mangiato, bevuto, ma al momento di venire al dunque si è fatto indietro. Io gli ho chiesto un grande polo della neomelodia per la Campania, un’accademia in cui si entra cantanti e si esce neomelodici, un grande parco a tema sulla neomelodia e un centro commerciale dedicato esclusivamente al vestiario da concerto (in primi Occhiali da Sole). Il presidente non si è mostrato sensibile a questa tematica».

E Renzi?

«Rispetto a Matteo ti posso dire che è diverso. Siamo quasi coetanei e mi chiama praticamente tutti i giorni per sapere come comportarsi nei confronti del mondo. E devo dire che sono l’unico che sta a sentire».

Perché in “Gomorra” passano un sacco di canzoni neomelodiche e mai qualcosa di tuo? Eppure il tuo cognome avrebbe dovuto aprirti diverse porte…

«E’ una questione di diritti d’autore. Hanno investito tutto in sangue finto e non potevano permettersi i miei pezzi. Senza sapere che gliel’avrei dati gratis».

Quanto sono stati importanti Loredano Nettare, il tuo manager, e il sax di Lello Sorice, per farti raggiungere il successo?

«Conosco Loredano da quando aveva 40 anni lui e 12 io. Praticamente è una specie di figlio per me. Gli devo tutto. Mi è stato vicino quando la neomelodia mi ha voltato le spalle. Mi è stato vicino quando ho saputo che mia figlia ascoltava Brunori Sas. Mi è stato vicino quella sera in cui scoprii che Nino D’Angelo aveva detto addio al caschetto. Lello è una specie di mio gemello siamese. Lui non parla, suona soltanto. Quello che non riesce a dire con le squallide nostre parole, lui lo produce con gli assoli. E vi posso assicurare che fa dei discorsi meravigliosi».

La scena indie è letteralmente caduta ai tuoi piedi dopo il famoso pezzo. Hai però il dubbio che alla fine non abbiano capito che era un brano di denuncia sociale?

«Io non ho mai denunciato nessuno, sia chiaro. Davanti alle incomprensioni ho sempre messo un buon bicchiere di rosso. E’ stato così per l’amico Calcutta. Dopo il terzo bicchiere avevamo già fatto pace. Su tutti i fronti».

Da beneventano, tu hai goduto per Higuain alla Juve?

«Ma sai, io penso che un neomelodico non ha il tempo di seguire il calcio. La domenica la gente come me si esibisce e non può dedicarsi un’ora e mezza a una palla che va a destra e sinistra del campo».

Perché si fa musica nella vita, Enzo? 

«Ma sai, secondo me la musica è il tempo libero della nostra anima».

Progetti futuri?

«Un duetto con Sting. Se trovo il tempo. Un kiss».

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