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ERICA MOU
Foto di Mariagrazia Giove

ERICA MOU «Tutto quello che scrivo, in fondo, parla di amore»

Le cose cambiano, ci si perde e ci si ritrova. Erica Mou ci parla di com’è nato “Tienimi il posto”, il suo nuovo disco. Ma abbiamo allargato il discorso anche al suo rapporto con l’amore, con la Sugar (la sua vecchia etichetta) e poi un giro sulla giostra di Sanremo

Vorrei chiederti prima di tutto qualcosa sul pezzo migliore – a nostro avviso – del disco: “Non sapevo mai mentirti”. Com’è nato?

«“Non sapevo mai mentirti” è una filosofia di vita, preferire il silenzio ad una bugia. E’ un brano che è nato in un momento in cui non stavo bene, attraversavo un dolore, e non sopportavo le domande insistenti di chi non sapeva leggere la taciuta, ma non per questo meno forte, risposta a quei “…come ti senti?”».

“Tienimi il posto” è un disco che parla di separazioni ed esprime diversi stati d’animo. Nel tuo separarti da molte cose, in cosa ti sei ritrovata migliorata e drammaticamente peggiorata?

«Mi sono ritrovata. Semplicemente. Separarsi vuol dire anche rimanere soli e ritrovare abitudini, pensieri, atteggiamenti che insieme agli altri non mettiamo sempre a fuoco. Nel bene e nel male».

Sei finita nella colonna sonora del bellissimo film di Paul Haggis, “Third Person”. Il film parla di amore e amori, reale e immaginati. Qual è il tuo rapporto con l’amore?

«Tutto quello che scrivo, in fondo, parla di amore. E mi chiedo: tutto, in fondo, parla di amore? Ne sono attratta, come sono attratta da tutto ciò che si vive con intensità».

Dall’esterno, la fine del tuo rapporto con Sugar e il ritorno a una via indipendente potevano apparire come un passo indietro. Tuttavia questo sembra il tuo disco più… libero. Come sono andate le cose con Sugar?

«Il rapporto con Sugar è, naturalmente, volto al termine. Sono stati cinque anni intensi, densi, pieni di grandi incontri e opportunità. E poi era arrivato il momento di prendere altre strade. Ho amato tantissimo la velocità e l’imprevedibilità delle occasioni che sono arrivate durante il lavoro con quell’etichetta, ho amato meno (come notavate) sentirmi limitata in alcune libertà temporali e creative. Ma lavorare con gli altri è anche questo. E adesso, anche se non ho più quella grande struttura alla spalle, ho una nuova altrettanto preziosa squadra di lavoro con me».

In alcune interviste hai detto che la tua miglior scelta è stata quella di intraprendere questa carriera nel campo musicale. Detto ovviamente che questo ambiente ti ha dato finora tanto, cosa ti ha tolto invece a livello umano?

«Mi ha tolto un po’ di adolescenza. La musica è sempre stata la mia priorità e credo che, sotto certi aspetti, mi abbia fatto crescere un po’ troppo in fretta».

Sanremo e i Talent sono oggi le vetrine più grosse per gli emergenti. Vorrei chiederti com’è (e cos’è) Sanremo visto da vicino. E vorrei anche chiederti un giudizio sui Talent.

«Sanremo da vicino è piccolo, come tutte le cose giganti man mano che ti ci avvicini. Ma è una delle esperienze più forti che abbia mai fatto (ha partecipato all’edizione del 2012, ndr), una giostra su cui urli di paura ma su cui non vedi l’ora di fare un altro giro. I Talent sono uno spettacolo televisivo».

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