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EX-OTAGO «Siamo molto soddisfatti e orgogliosi del percorso che abbiamo fatto»

Uscirà il prossimo 21 ottobre, in licenza esclusiva per Universal Music Italia, “Marassi”, il nuovo album in studio degli Ex-Otago. Il quartiere genovese di Marassi è il posto da cui è partito tutto, il quartiere dove sono nati e cresciuti, un serpente di strade che arriva fino al rifugio in cui ancora oggi si ritrovano tutte le settimane a scrivere canzoni, mangiare insieme e suonare. Un quartiere di supermercati e palazzi, di pini domestici e platani, di palestre di boxe e di zumba, di relazioni sull’autobus, di vita. Lo stadio e il carcere, indiscussi grandi monumenti. Gli anziani guardano i cantieri, i giovani fanno le impennate con lo scooter.

Il nuovo lavoro mescola benissimo canzone d’autore, pop ed elettronica. Se foste in un negozio di dischi, vicino a quali altri artisti collochereste “Marassi”?

«Non sarebbe male trovarsi tra Franco Battiato e i Righeira. Non ci dispiacerebbe neppure trovarlo di fianco al disco di Francesco Motta».

Negli ultimi anni è cambiata di più Genova, la vostra città, oppure gli Ex-Otago?

«Probabilmente siamo cambiati di più noi; cinque persone cambiano più in fretta di una intera città. Genova ha spesso un po’ paura di cambiare, noi, invece, ne siamo molto incuriositi. In ogni caso in città girano idee e facce nuove… Vediamo…».

Oggi che avete raggiunto una evidente maturità, in cosa possono migliorare ancora gli Ex-Otago?

«Migliorare è l’elemento che tiene vivo un progetto; è quindi naturale che speriamo di farlo sotto ogni punto di vista. Tuttavia non neghiamo di essere molto soddisfatti e orgogliosi del percorso che abbiamo fatto».

Che opinione avete dei Talent?

«Qualcosa che ha davvero poco a che fare con la musica».

In studio vi ponete mai il dubbio che un pezzo possa essere “troppo pop” o “poco pop”?

«Direi che ce lo poniamo quasi sempre ma poi la domanda è: “Ci piace davvero?”. Durante la scrittura del disco siamo stati influenzati da molta musica pop, nel senso più ampio del termine: bella, brutta, indie, mainstream, prodotta bene o male. In questo senso il nostro produttore, Matteo Cantaluppi, è stato una guida preziosa nel maneggiare la materia. Il fatto è che per noi essere pop non può che essere un complimento: significa essere trasversali, arrivare a tutti».

Sono davvero tanti i potenziali singoli del disco. Ma doveste scegliere un brano-manifesto, quale sarebbe la vostra opzione?

«Probabilmente “Cinghiali Incazzati” è il brano che forse più di tutti tiene insieme le varie anime di questo lavoro».

“I giovani d’oggi” sono compressi fra la pessima eredità dei padri e una crisi che non sembra volere mai finire. Voi che ricetta avete per affrontare questi tempi cupi? Fuggire magari all’estero?

«Abbiamo sentito molte storie di gente che è partita ma anche di altri che hanno fatto ritorno. Non c’è una ricetta o una soluzione, ci sono piuttosto tentativi da fare all’interno di quella che ognuno potrebbe definire la propria “comunità”. Comunque nel nostro caso la soluzione non può certo essere scappare all’estero: abbiamo un tour da fare!».

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