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FABRIZIO COPPOLA «Sono stato molto ingenuo in carriera ma sono abbastanza in pace con me stesso»

A cinque anni di distanza dal suo ultimo disco, “Waterloo”, e a tre dal suo esordio come scrittore con il romanzo “Katana”, Fabrizio Coppola torna a esibirsi dal vivo per presentare le canzoni del suo nuovo progetto, “Ismaele“, che non è un disco, ma è una raccolta di canzoni che per il momento esisteranno solo quando l’autore le eseguirà dal vivo. Una scelta particolare, che abbiamo voluto approfondire con quello che per tanti resta uno dei cantautori più sottovalutati della scena indipendente italiana.

fabrizio coppola ismaele“Ismaele” è un disco-non-disco che segue la strada tracciata da Marco Parente con il suo “Disco Pubblico”. Perché una scelta così radicale? Bisogno artistico o semplice necessità economica per risparmiare su tutti gli “accessori” (stampa cd, ufficio stampa, ecc.) legati a una produzione?

«”Ismaele” non è un album, è una raccolta di canzoni che cambierà di sera in sera, non so neanche se un disco lo diventerà mai, per il momento. Il bisogno artistico è semplicemente quello di continuare a suonare liberandosi di tutte le difficoltà economiche legate alla produzione di un album. E poi bisogna essere onesti: se anche avessi a disposizione un budget sufficiente per produrre un disco come si deve, non credo che percorrerei quella strada, semplicemente perché non avrei alcuna sicurezza di rientrare dell’investimento. Credo che troppo spesso in ambito artistico non si dia la giusta importanza a questo fattore: se i tuoi dischi non vendono a sufficienza per giustificare lo sforzo economico (e non solo quello), allora forse è il caso di non farne più. C’è sempre il crowdfunding, mi si obbietterà, ma non fa per me, almeno non per il momento. Tornando a Parente, l’ho visto dal vivo proprio qualche sera fa e mi è parso in splendida forma».

Concedimi una provocazione: un pezzo fissato su un cd ha una veste per forza di cose definitiva, un pezzo invece “liquido”, mai registrato e modellato e rimodellato serata dopo serata non rischia di apparire come un banalissimo provino?

«Vero, un pezzo fissato su un disco entra nel cuore delle persone così come è stato registrato (pensa ai fans di De Gregori e di Dylan che si lamentano sempre dei cambiamenti a cui sottopongono i loro cavalli di battaglia), e spesso si confonde quella particolare versione con la canzone in sé. Ma le canzoni, a differenza dei romanzi o dei quadri, tanto per dire, sono vive, proprio perché hanno nel live una dimensione fondamentale».

Dopo più di dieci anni di attività, che bilancio fai del tuo percorso? Ti rimproveri qualcosa?

«Sono stato molto ingenuo, soprattutto all’inizio. Ho messo tutto me stesso nel cercare di scrivere buone canzoni, di avere un buon live, di migliorare come cantante, come autore e come performer, ma ho totalmente sottovalutato la parte manageriale e quella delle relazioni. E non sto parlando di amicizie con secondi fini, semplicemente la capacità di inserirmi nella scena in qualche modo, di mettermi in relazione con i colleghi e gli addetti ai lavori. Poi, come dicevo più su, sono abbastanza in pace: ci ho provato, ho fatto cose buone e altre meno buone, non ho raggiunto i miei obbiettivi: capita, così va la vita».

“Ismaele” contiene soprattutto canzoni d’amore. Essendo l’amore il sentimento più abusato in campo musicale, come lo si affronta senza cadere nella banalità? Tu che scelta hai fatto?

«Semplicemente ho smesso di evitare di affrontarlo come argomento. In passato ho lasciato fuori dai miei dischi alcune buone canzoni perché non coincidevano con l’idea di me come artista che volevo mostrare al mondo. E probabilmente ho sbagliato. Quelle che presenterò in questi concerti sono canzoni che fanno parte totalmente della mia visione delle cose, quindi c’è dentro il mio stile, il mio sguardo sul mondo e sugli uomini. Sono curioso di vedere come saranno accolte».

La tua scrittura è spesso ruotata attorno alla denuncia delle storture dell’esterno, ma anche attorno a una sorta di psicanalisi personale. Oggi quali sono gli stimoli “esterni” che ti suggeriscono una riflessione poi tradotta in canzone, e quali aspetti del tuo mondo invece ti senti di mettere a nudo nella tua musica?

«Forse questo dedicarsi ad argomenti più personali e intimi è anche un riflesso nei confronti della situazione politica e sociale: non me ne capacito, non ne voglio parlare, non saprei più cosa dire. Continua invece a interessarmi l’analisi esistenziale, le vicende minime delle persone, le sconfitte, gli slanci, il modo in cui tutti proviamo a dare un senso all’esistenza».

Mi dici la tua sul Nobel a Bob Dylan? Un artista che, forse, reputi un gradino sotto solo a Springsteen, esatto?

«Da fan ne sono estremamente felice. Quando ho letto la notizia mi sono sentito parte di qualcosa, mi è sembrato che il mondo che veniva riconosciuto attraverso il conferimento di quel premio fosse il mondo di cui faccio parte anche io (non io come cantautore, ma come persona cresciuta e imbevuta di quella cultura). Sotto Springsteen, no, assolutamente: il boss è il boss, ma Dylan è il padre della patria».

Hai mai pensato nell’ultimo anno di chiudere definitivamente con la musica?

«L’ho pensato e l’ho fatto anche. Le mie chitarre sono rimaste chiuse nella loro custodia per molti mesi. Ma negli ultimi anni ho vissuto diversi cambiamenti a livello personale. Ho smesso di pensare alla mia vita in modo monotematico (musica, musica, musica), mi sono concesso un’esistenza più ricca di esperienze. Ho ripreso il mio lavoro editoriale con una gioia e una soddisfazione maggiori rispetto a prima, quando lo facevo solo per mantenermi. E quindi a un certo punto è tornato fuori anche il bisogno di fare musica, così ho deciso di tentare questa nuova avventura con “Ismaele”, tenendo della musica solo le cose belle: ogni volta che provavo a pensare al modo di produrre un album mi veniva il mal di stomaco, quindi mi son detto: ok, il disco per ora non lo faccio. Però voglio suonare».

Le prime date confermate:
11 novembre, Arci Bellezza, Milano
13 gennaio, Arci Tambourine, Seregno (MB) con G. Dottori
28 gennaio, Arci Pintupi, Verderio Inferiore (LC)

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