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FEDERICA ABBATE «Le mie canzoni per Fedez e Marracash»

Magari il suo nome non vi dirà granché, ma se avete dimestichezza con la radio e le hit, è facile che le parole scritte dalla milanese Federica Abbate vi siano comunque arrivate alle orecchie negli ultimi tempi: con Fedez, infatti, è stata co-autrice del brano “L’amore Eternit”, mentre con Marracash ha firmato “In Radio”, canzone della quale è anche interprete insieme al rapper meneghino. Insomma, è una carriera in piena ascesa quella di Federica Abbate, già vincitrice del concorso “Genova X Voi”..

La prima cosa che voglio chiederti è legata alla tua formazione artistica: quando hai iniziato a pensare alla musica come a un lavoro possibile? 

«In realtà, pur avendo questa grande passione, ho sempre avuto coscienza di quanto fosse difficile poter fare questo mestiere, proprio perché la competizione è ad altissimi livelli. E’ per questo che ho seguito un percorso di studi canonico e mi sono laureata in sociologia; poi, mentre scrivevo la tesi, è arrivato il contratto Universal».

Da lì in poi cos’è cambiato?

«Ho iniziato a pensare alla musica come un lavoro possibile quando mi sono resa conto che la mia musica era pronta e aveva raggiunto una maturità tale da potersi mettere in gioco, ma l’ho fatto solo quando sapevo che era indubbiamente forte. Prima non mi sono mai mossa, infatti non ho fatto tanti concorsi».

Scrivere per altri è gratificante come cantare? 

«Scrivere per gli altri secondo me è più gratificante per certi versi del cantare perché sottintende l’atto creativo che è quello che mi “gasa” di più in assoluto. Ovviamente cantare le canzoni che hai creato non ha pari quando sei tu l’interprete giusta».

Cioè?

«Credo che per ogni brano ci sia un solo interprete che possa dargli la massima forza e valorizzazione. La maggior parte dei pezzi che scrivo non sono adatti a me, poi c’è una parte invece fatta su misura per me ed è questo che mi ha messo in moto come cantautrice».

A 24 anni si può scrivere testi partendo dal proprio breve vissuto oppure è anche un gioco di verità e finzioni? 

«Io penso che la cosa che maggiormente rende attuale e toccante un pezzo sia la verità che c’è dentro, sia a livello vocale e melodico che di testo, perché solo in quel modo un brano è credibile e quindi “arriva”. Detto ciò, io tendo a scrivere pochissimi testi in totale solitudine. Quando accade è proprio perché voglio dire qualcosa che sento dall’interno e tuttavia sono testi sinceri e credibili per la mia età. Niente di falso o costruito, solo la verità. Io lavoro in coppia con uno dei migliori autori di testi italiani, Alfredo Rapetti Mogol, con un’esperienza di gran lunga maggiore della mia, già reduce da mille successi. Tra me e lui passano ben 30 anni e diciamo che la nostra unione a livello di testi sta sicuramente in un miscuglio di spessore, esperienza, istintività e freschezza. Abbiamo due sensibilità molto simili che si incastrano perfettamente. Alcune volte partiamo dai suoi testi, altre dai miei spunti musicali ma tutto ciò che scriviamo è sempre sentito, vero e spontaneo. Penso che scrivere, in questo senso, sia davvero un atto liberatorio».

I rapper credo siano i veri cantautori di oggi poiché sono autori dei loro testi e si esprimono realmente sul mondo che li circonda senza troppi filtri e giri di parole, ognuno con il proprio stile

Scrivendo e cantando per Fedez e Marracash hai avuto modo di frequentare l’ambiente hip hop. Quali sono i pregi e i difetti che hai riscontrato in questo contesto? 

«L’ambiente hip hop mi ha stupita innanzitutto per la bellezza e la freschezza musicale che porta: il beat, l’unione di suoni elettronici a ritornelli pop e poi le ritmiche così accentuate, i testi così crudi, sinceri e musicali. I rapper credo siano i veri cantautori di oggi poiché sono autori dei loro testi e si esprimono realmente sul mondo che li circonda senza troppi filtri e giri di parole, ognuno con il proprio stile. Ho avuto modo di conoscere in questo ambiente persone meravigliose, davvero appassionate, davvero innamorate della musica come Takagi e Ketra con cui abbiamo lavorato e scritto “In Radio” di Marracash e “L’amore Eternit” di Fedez. Ma ci sono stati anche molti rapper capaci di colpirmi per la dolcezza “nascosta sotto i tatuaggi”, la grande umanità, umiltà e verità. Il mondo hip hop per me ha rappresentato una scoperta proprio perché mai mi ero avvicinata a questo genere musicale e a questo ambiente prima e, che dire, mi ci sono trovata totalmente a mio agio, circondata da persone davvero meravigliose, professionali, che stimo profondamente e che mi insegnano ogni giorno tantissimo».

Gli ultimi tempi sono stati molto gratificanti per te. Temi mai che tutto possa finire da un momento all’altro? Non ti spaventa questo? 

«In realtà vivo con grande normalità questo momento per me molto gratificante perché penso che la musica sia un po’ un Essere a sé che da solo trova la strada giusta e da solo arriva dove desidera arrivare. In questo senso mi sento a volte più uno strumento che una protagonista. Certamente essendo io un Essere umano sono consapevole delle difficoltà di questo mestiere ma credo profondamente che ci sia in questo momento una grandissima fame di novità musicale e di bella musica e che, se capace, professionale, ricettivo e di talento, un bravo autore non possa che crescere, diventare quindi sempre più maturo in quello che fa, richiesto e possa allargare i propri campi di lavoro. Poi la paura esiste sempre ma io mi fido profondamente della mia musica. Devo dire che nella mia vita non mi ha mai tradita, delusa o illusa. Forse è stata l’unica a non farlo».

Quali artisti hanno ispirato la tua formazione artistica?

«Dido, The Corrs, Moby, Sia e Lana Del Rey».

Marracash ti cita spessissimo nelle sue interviste. E’ con lui, al momento, che si è creato il rapporto più solido? Cosa ti ha stupito di lui frequentandolo da vicino?

«Quando fai l’autore ti trovi spesso a collaborare face to face con molti artisti ed è quindi inevitabile lo scambio umano. Marracash non è stato l’unico che ho avuto modo di conoscere. Di certo era il mio idolo da bambina, ne ero innamorata – sorride – e conoscerlo è stata una grande emozione. E’ un ragazzo e un artista eccezionale, è una persona che stimo davvero tantissimo e per cui provo un grande affetto e ammirazione. Si è fatto da solo, si è impegnato per raggiungere il suo obiettivo e ce l’ha fatta. Davvero penso sia, insieme a pochi altri, uno dei migliori rapper italiani. Proprio nei prossimi giorni inizieremo insieme lo “Status Tour” che porterà “In Radio” in giro per l’Italia. Avere l’onore di condividere con lui questa esperienza è un regalo immenso sia artisticamente che umanamente».

E’ più facile per una donna fare musica in Italia? Oppure trovi che quello musicale sia un ambiente maschilista?

«Di sicuro l’ambiente musicale, soprattutto autorale, in Italia è più maschile che femminile. Credo però che la musica quando è fatta da noi donne, soprattutto per altre donne, le cantanti, abbia un tocco di sensibilità diversa che di sicuro tocca altre corde. Detto questo non penso ci sia nessun favoritismo. Forse gli uomini sono più inclini a scrivere/creare e le donne a cantare? Non lo so. Però di certo quando la musica è bella e forte non rimane in un cassetto».

Con chi ti piacerebbe cantare in duetto una canzone magari scritta da te?

«Dato che ultimamente mi sono lanciata così tanto nel rap, mi piacerebbe tantissimo fare un duetto con Maruego, una novità nel rap italiano che secondo me davvero merita parecchio. Poi mi piacerebbe moltissimo fare un duetto con Arisa che stimo immensamente come artista e persona, nonché con Marianne Mirage, novità della Sugar, piena di talento con cui è nato un bellissimo legame umano e professionale».

Onestamente, quanto è difficile restare se stessi dopo un periodo così stimolante e travolgente? 

«Penso che nella vita, qualunque sia la tua aspirazione, devi fare non ciò che ti rende grande ma ciò che ti rende quello che sei. Questo è quello che ho fatto: in quello che faccio sono pienamente me stessa ed è questo che mi rende realizzata e felice».

Sanremo o un talent sono tra i tuoi obiettivi?

«Nei miei obiettivi di certo non c’è un talent poiché non lo sento nelle mie corde. Penso che in una circostanza del genere non potrei realizzare un mio progetto con la stessa cura e mantenendo fermo a fuoco davvero l’obiettivo. Sanremo? Chissà. Vedremo i prossimi sviluppi. Di sicuro spero di parteciparvi come autore l’anno prossimo. Come interprete molte cose sono in corso di elaborazione ma a breve avrò un’idea molto più chiara anche su questo piano, di quale sia la strada da seguire e con chi percorrerla».

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