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FEMINA RIDENS «Canto per i nostri corpi bistrattati, stressati, svalutati, svenduti, dimenticati»

Schiaffi” è un disco veloce, che si ascolta tutto d’un fiato. E mette in mostra una poetica varia che guarda oltre la scontata retorica. E’ un bellissimo disco, l’ultimo lavoro di Femina Ridens. Scopriamo da vicino l’universo (vario e diverso) di Francesca Messina, in passato anche nota col nome di Lady Violet.

Partiamo dai pezzi del nuovo compact: sembrano dei provini, embrioni di canzoni. A mente fredda, sei pentita di non averli sviluppati nella loro completezza, oppure per come sono nati, ovvero in tour, non c’era altro lavoro da fare?

«Non sento queste canzoni incomplete».

Come sono nate?

«Hanno avuto tutto il tempo di esser pensate e ripensate con il vantaggio di essere collaudate nei live».

Riformulo l’osservazione: non li trovi scarni come pezzi?

«Deriva dal fatto che siamo in due. E’ inutile fare un disco con l’orchestra quando poi nel live non è possibile riproporre la stessa dimensione. Il fatto che siano minimali non significa affatto che siano semplici o incompleti, c’è una buona dose di follia e una componente sperimentale che non rientra nel tipico cantautorato italiano».

Cioè?

«In Italia la definizione sperimentale viene sempre fraintesa e ridotta a un qualcosa di approssimativo, un’autocelebrazione, una pippa mentale; all’estero invece viene presa molto seriamente».

Quindi che fare?

«E’ importante, oggi più che mai, liberarsi da certi cliché e sviluppare un percorso di ricerca che sia meno derivativo possibile, senza libertà non c’è creatività».

Non sono mica una ragazzina che si diverte a provocare la gente con allusioni sessuali. Non sopporto la banalità, la volgarità, non gioco col cattivo gusto dilagante

Nel nuovo disco parli di sensualità, sessualità e masturbazione senza molti giri di parole. Ci vuole tanta sicurezza in se stessi per portare all’attenzione degli altri (mediamente degli sconosciuti) certi argomenti oppure tanta insicurezza e incoscienza?

«Non sono mica una ragazzina che si diverte a provocare la gente con allusioni sessuali. Non sopporto la banalità, la volgarità, non gioco col cattivo gusto dilagante. “Schiaffi” è un cortocircuito emotivo, ha una sua poetica legata al rapporto mente/corpo. Non siamo più negli Anni Settanta quando Andrea Tich provocava il perbenismo bacchettone cantando “Masturbati”. Oggi siamo invasi da immagini di corpi omologati, finti, rifatti, è proibito invecchiare. Viviamo continuamente sollecitati da immagini erotiche e tristi doppi sensi, ci sono persone che perdono l’equilibrio, si vergognano, si sentono inadeguate, diventano anoressiche, bulimiche, cambiano faccia con la chirurgia per un piacere mentale, si fanno del male. Alcuni brani parlano di questo – l’ascoltatore pigro si ferma alla parolaccia – ma il mantra “shoppin’ & fuckin’/non mi diverto più’” è piuttosto eloquente. Ha un senso cantare “Rivendica l’erogeno” o “Masturbati” con tenerezza, quasi commozione per questo corpo bistrattato, stressato, svalutato, svenduto, dimenticato».

Di Lady Violet cos’è rimasto in Femina Ridens? Che ricordi hai di quell’esperienza?

«Avrò sempre una forte attrazione per tutto ciò che è romantico, irrazionale e colorato. Lady Violet è stato tutto questo».

Cos’è invece Femina Ridens?

«Femina Ridens è come vorrei essere nella vita reale: non segue logiche di mercato, preferisce la passione al calcolo, non copia, non compiace nessuno, rischia di non piacere a tutti, non avrà mai questa pretesa e se ne frega».

Ti hanno paragonata spesso alla Consoli e alla Donà. Certi accostamenti ti fanno sorridere, ti lasciano indifferente o sono la prova che hai imboccato la strada giusta?

«C’è chi dice che assomiglio alla Consoli, chi alla Donà, chi alla Ruggiero, chi a Mina, chi a Meg. Se vuole essere un complimento, apprezzo l’intento. Nessuna di queste mi ha ispirata artisticamente. Il giochino delle somiglianze scatta sempre con l’ultima arrivata, forse perché canto in italiano. Il fatto che i pareri siano contrastanti, significa che non ci hanno capito nulla, che sono spiazzati e questo mi dà allegrezza. Teresa Salgueiro, Diamanda Galas, Loredana Bertè, Rosa Balistreri, Billie Holiday sono i miei punti di riferimento femminili».

Che ambiente è, quello della musica, in Italia? C’è maschilismo?

«Ci sono le gang, le posse, le parrocchie, le mafie e i riveriti imbarazzanti, maschilismo non mi pare».

E’ raro vedere una tua foto senza la chitarra. Che rapporto hai con questo strumento e quanto è importante nella scrittura dei tuoi brani?

«E’ vero, è il mio strumento preferito, effettivamente ha un ruolo fondamentale nella composizione dei brani».

Il Festival di Sanremo è finito da poco. Ti sei mai immaginata su quel palco?

«Chi non vorrebbe andare al Festival di Sanremo con l’orchestra, le rose e i violini?».

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