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GEL «Il rap? Bisogna essere autentici anche se si recita sempre»

La carriera di Gel è stata finora un continuo saliscendi, un continuo tornare e talvolta fuggire, magari anche da se stesso. Fabri Fibra l’ha voluto nel suo ultimo disco, “Squallor”, e ne è venuta fuori la collaborazione migliore dell’album. Una bella soddisfazione per un eterno outsider che proprio in queste settimane sta lavorando a un nuovo progetto.

Partiamo con un salto indietro di una decina d’anni. Cosa ricordi dei primi passi del TruceKlan e ancor prima degli stimoli all’interno dei Truceboys?

«Sarò sincero, di quel periodo ricordo poco».

Avevate particolari obiettivi che poi sono stati raggiunti e/o disattesi?

«Beh, penso che si sia andati oltre ogni aspettativa. Il fatto è che noi non pensavamo agli obiettivi, forse io delle volte ci pensavo. Nel senso che io ho sempre viaggiato molto con la fantasia, delle volte la fantasia supera la realtà, mentre delle volte la realtà supera la fantasia».

Ti abbiamo sentito di recente in “A volte” di Fabri Fibra. Il pezzo com’è nato?

«Il pezzo è stato concepito vis-à-vis. Non ho registrato a Roma e ho spedito la strofa, ma sono andato a Milano. E’ nata un’amicizia. E’ stata una bella occasione. Devo dire che è diventato proprio un mio amico Fabrizio».

Le frasi che canti nel pezzo sono molto dure. Come bisogna interpretarle? Come frasi da prendere con le molle perché dopo tutto è musica? Mi riferisco a passaggi come “A volte mi distruggo senza senso/A volte vorrei una pistola in mano”.

«Guarda, la musica può essere fiction. Il rap italiano è tutta fiction. Ma questa canzone è real. Le parole tu dici che sono pesanti, ma un artista può anche parlare di periodi passati, oppure si può inventare tutto. L’arte e la musica non hanno leggi. Penso che sia più pesante una canzone dei Gemelli Diversi».

Ancora un passo indietro. Cosa ricordi del periodo di “Lei”? All’epoca quel brano fece discutere tanto. Ti ricordi il momento preciso che ti trovasti a scriverlo?

«Il momento in cui ho scritto quella canzone non lo ricordo affatto, per ovvi motivi, ma ricordo quando l’ho registrata, ricordi annebbiati. Beh, quella canzone era molto hardcore, ma alcune persone mi hanno visto in giacca e cravatta ed hanno storto il naso. Comunque non è stato un bel periodo, ma mi è servito».

Il rapporto con Noyz qual è, oggi? Anni fa qualcuno parlò di malintesi pesanti fra voi due…

«Nessun malinteso. Comunque i panni sporchi si lavano in famiglia. Parlo di famiglia poiché ci conosciamo da più di 15 anni, ora noi ci ridiamo su queste cose, queste sono cazzate da rapper».

L’esperienza del 2006 con una major (la Sony) cosa ti ha insegnato?

«Mi ha insegnato molto. I treni vanno presi al volo, ma bisogna essere pronti, mentalmente e spiritualmente. Loro non hanno avuto colpa poiché il commercio è il commercio ed io non ho avuto colpa perché non ero in me, non ero io».

So che certe “cazzate da rapper” non ti piacciono. Però esiste davvero una distinzione tra rap “commerciale” e rap “underground”? 

«Allora, facciamo un esempio: se un artista ha 1.000.000 di like sulla sua pagina ufficiale e 1.000.000 di views su YouTube e vende dalle 7.000 alle 15.000 copie che differenza c’è tra lui ed un artista che va su Mtv ed ha gli stessi numeri? Secondo me nessuna. Quindi la musica “underground” può essere “commerciale” e non c’è nulla di male in questo. Pop significa popular».

A 36 anni, cos’è la musica ancora per te? 

«La musica per me è stata croce e delizia. Ma da quando ho iniziato a pensare a me e non agli altri la amo nuovamente. Ovviamente un occhio verso l’esterno c’è sempre sennò mi sarei messo a scrivere per me e basta, senza registrare un disco».

E’ stare in strada, è stare ai margini, il modo più semplice per creare del rap autentico? 

«No. Penso che bisogna essere autentici anche se si recita sempre. E’ difficile».

Leggendo alcune tue interviste, sembra quasi che il tuo primo nemico, per tanti anni, sia stato soprattutto te stesso. Hai fatto pace con quel Corrado? Quello degli eccessi? Quello forse ingestibile?

«Sì, me lo scopo tutte le sere. Ma delle volte mi sta sul cazzo».

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