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GHEMON
Foto di Tommaso Gesuato

GHEMON «Il talento è un dono divino ma se non lo alleni è un peccato diabolico»

E’ un’estate in tour, quella di Ghemon. Ma c’è anche da pensare a un nuovo album, c’è qualche piccola rivincita da consumare e c’è da spostare sempre un po’ più in là l’asticella. Magari oltre il confine rap-cantautorato. Chissà…

La prima cosa che voglio chiederti è relativa a questo tour estivo. Ti ha dato spunti particolari per il nuovo album?

«Un tour di un anno e una band che ti segue, non solo fisicamente ma soprattutto mentalmente, ti permettono di andare verso territori nuovi sul serio. Spuntano talmente tanti stimoli che quasi non li riesco a processare tutti insieme. Sono molto felice di aver lottato con i denti per questa realtà e fiero del gruppo di lavoro che stiamo costruendo».

Sempre in relazione al nuovo album: hai già un’idea della direzione che prenderà? 

«L’idea è che penso di andare avanti, principalmente. Non ho intenzione di restare fermo o tornare indietro. Il resto sono pensieri e cose intime che appartengono a una magia che non rivelo prima che accada. Ne riparliamo dopo il disco».

La notorietà è la conseguenza, non è il fine. Il fine è essere ricordato perché ho spaccato il culo e perché mi sono distinto. Il resto sono soltanto chiacchiere

Uno dei tuoi punti di forza è senza dubbio la costanza. Ma come si allena? Nel senso: in un’epoca dove basta fare qualche puntata in un Talent per diventare un divo sui social, come ci si allena a resistere alle porte in faccia o ai giudizi negativi? Te lo chiedo perché in molti, anni fa, non ti davano due lire come cantante e invece…

«Adesso le due lire le devono pensare in euro e devono aggiungerci anche qualche zero di fianco. Sai perché? Perché il talento è un dono divino ma se non lo alleni è un peccato diabolico. Quindi tutti i giorni io lavoro per fare meglio e per essere un artista migliore. E’ la mia ossessione di allenare i miei punti deboli e buttare giù le barriere. Voglio che la gente di me possa dire “non so che genere fa, non so nemmeno se mi piace ma riconosco che è tutto suo”. La notorietà è la conseguenza, non è il fine. Il fine è essere ricordato perché ho spaccato il culo e perché mi sono distinto. Il resto sono chiacchiere».

Avellino. Che rapporto hai, oggi, con la tua terra di origine?

«Quando posso ritorno e sono felice perché mi sono staccato emotivamente e posso sentirmi a casa senza aspettative e pressioni».

“I due miei eroi di quando ero piccolo erano Roberto Baggio e Michael Jordan”. Oggi chi sono i tuoi eroi?

«Mia mamma e mio padre perché fanno il lavoro più duro del mondo: i genitori».

Che ricordi hai del Gianluca adolescente?

«Di un ragazzo appassionato e con idee diverse dagli altri. Non è cambiato praticamente nulla».

Tu hai all’attivo tanti brani orecchiabili che lambiscono i confini del pop senza finirci dentro. Ma come si fa – all’atto pratico – una canzone che stia così in equilibrio? E’ un lavorare sui suoni? Sulla carta mi sembra una fatica tremenda…

«Penso che sia una questione di gusto. Un po’ ce l’hai e un po’ lo sviluppi con gli ascolti. Al momento in studio produco io la band, li dirigo dove voglio che il suono e le frasi vadano nel posto giusto. Le melodie a tavolino le scrivono solo gli autori pop, io faccio un’altra cosa e provo a farla con personalità. Non mi accontento della prima soluzione, sicuramente sono uno attento ai particolari».

La scena rap italiana è Fedez in questo momento? E’ lui che sta trainando il fenomeno?

«Fedez sta trainando se stesso, questa non è una comune e non abitiamo tutti nella stessa casa. Quando parlate di fenomeno tendete (da anni) a ribadire che l’hip hop in Italia sia di passaggio, che stia per morire per impoverimento culturale e aspettate il cadavere ogni anno. Vi do una notizia: è una cosa che esiste da 30 anni e non solo sopravviverà ma, con le generazioni di “nuovi” italiani, quelle delle razze mescolate, diventerà più vario e più grande; e meno male…».

Ho letto che cinema e cucina sono le tue passioni “extra musica”. Consigliaci un bel film che hai visto di recente e un piatto per conquistare una donna.

«Mi è molto piaciuto il docu-film di Nick Cave, l’ho trovato forte e anche molto romantico. Piatto? Spaghetti Freddi di Sichuan del Ristorante Mao a Milano. Ti ho detto che sono un po’ alternativo…».

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