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GIOVANNI GULINO

GIOVANNI GULINO «Vi racconto le novità in arrivo su Musicraiser...»

Musicraiser, la nota piattaforma di crowdfunding musicale leader in Italia, con oltre 850 progetti musicali finanziati in 4 anni grazie ai 100.000 raiser iscritti, insieme a Believe, multinazionale indipendente, leader nella distribuzione e nel marketing digitale, uniscono le forze e presentano Musicraiser Accelerator, la rampa di lancio che manda in orbita la carriera musicale degli artisti più seguiti sulla piattaforma. Come? A spiegarcelo è Giovanni Gulino, leader dei Marta Sui Tubi e fondatore di Musicraiser.

Il progetto ​Accelerator metterà a disposizione – fra le altre cose – un ufficio stampa gratuito. Ma nell’epoca dei social, quindi di Internet, Facebook, Twitter, le strutture a supporto della musica servono ancora? 

«La comunicazione sul web non è l’unica comunicazione da considerare nella diffusione di un lavoro discografico. L’artista sui social promuove soprattutto il suo mondo, ovvero se stesso. Se promuovesse i suoi album allo stesso modo darebbe la sensazione di essere uno spammer, invece che un musicista. Un album ha bisogno di essere promosso non soltanto al pubblico ma anche agli addetti ai lavori. In questo senso un ufficio stampa non è solo un megafono ma uno strumento molto utile ad esempio per fare arrivare un album ai giornalisti giusti che poi lo recensiranno e magari chiederanno di intervistare l’artista. Chi manda il disco in radio poi? Se non hai un ottimo ufficio stampa farai molta più fatica a fare conoscere il tuo lavoro».

In questi anni è dunque cambiato il ruolo dell’artista?

«L’artista deve fare belle canzoni e adottare una comunicazione onesta e coerente sui social, ma ognuno deve fare il suo lavoro. L’ufficio stampa è insostituibile, la prova è che anche gli artisti più seguiti sul web hanno il proprio ufficio stampa di fiducia. Non è raro poi che alcuni uffici stampa abbiano deciso le sorti di importanti artisti».

Sono impressionanti i numeri raccolti da Musicraiser in pochissimo tempo. Concedimi la provocazione: qualcuno potrebbe pensare che ti sia arricchito, è così?

«Tutti i guadagni di Musicraiser sono reinvestiti nel lavoro. In febbraio per esempio vogliamo inserire 4 nuovi talent scout e un social media manager. A proposito, chi fosse interessato può scrivere a work@musicraiser.com».

Se non sono i soldi, cosa ti spinge a sviluppare Musicraiser?

«Quello che mi spinge a sviluppare Musicraiser non è tanto l’aspetto economico quanto il sogno di realizzare una rampa di lancio per i musicisti che meritano davvero il successo a prescindere dal tipo di musica che propongono. Conta solo la qualità. Quindi al momento, il mio arricchimento è misurabile soprattutto in termini di passione ed esperienza».

Quello che fate con Musicraiser non dovrebbero farlo le major come (forse) facevano un tempo? Visto che tu sei nell’ambiente da parecchi anni, cosa fanno oggi di utile le major?

«Le major di “utile” ne fanno sempre tanto – sorride. E a volte anche mettendo sotto contratto qualcuno degli artisti che passano da noi. Sono infatti davvero tanti gli artisti che una volta finanziato il proprio album su Musicraiser, trovano accordi di produzione, distribuzione o edizioni con le varie major discografiche. E per noi, se questo accade, è una enorme soddisfazione».

Che futuro vedi per la musica? Nel senso: dopo Musicraiser cosa c’è?

«La cosa sicura è che fin quando ci sarà un essere umano sulla Terra, ci sarà anche la musica».

Musicraiser crea e aggrega comunità diverse, ma fuori da Internet l’indie italiano è un ambiente che favorisce la creazione di collaborazioni? Te lo chiedo perché una critica che spesso viene mossa al fenomeno indie è l’incapacità di fare network. Ognuno coltiva davvero il suo orticello e basta? 

«L’indie è cosi, però vengono fuori bellissime canzoni. Se poi l’orticello diventasse un orto, ci sarebbe un fiorire di featuring».

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