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GUÈ PEQUENO «Quelli che dicono che i soldi non rendono felici, sono di solito quelli che i soldi già li hanno...»

Quella di Guè Pequeno, uno dei tre leader dei Club Dogo, è una vita da mito: «Sì, ma che ha anche dei lati negativi».

Quali?

«Gli incontri promozionali, ad esempio, non sono mai una passeggiata, ti senti un po’ come gli animali allo zoo: tutti a farti la foto, e magari ad alcuni del disco non interessa nulla. Stanno lì solo per mettere poi qualcosa sui social network. Credo sia lo specchio della nostra epoca questo comportamento».

Più forma che sostanza?

«Fa parte del gioco: se sei un artista amato, hai un seguito enorme e nel mezzo ci trovi di tutto: dal ragazzo educato a quello che ti fa richieste assurde quando gli sei a pochi centimetri dal naso».

Tipo?

«Cose assurde».

Del tipo “…mi regali un calzino”?

«Mah magari, quello glielo regalerei pure – sorride -, a volte trovi quello che vuole in regalo il cappellino che ho sulla testa, oppure gli occhiali, oppure la giacca o un altro capo firmato, e magari se gli rispondi “no” ti guarda pure un po’ storto. Però se dessi spago a tutti, uscirei da certe situazioni nudo».

E’ il prezzo del successo…

«Esatto, per fortuna però la maggior parte dei nostri fans sono educati e incontrarli è un piacere. Il problema è solo con quelli che esagerano: non siamo burattini, siamo Esseri umani».

Io sono molto professionale nel lavorare, e col mio lavoro non ci vedo nulla di cattivo se desidero anche guadagnare. Chiunque vende è commerciale, allora anche chi fa il pane è commerciale

Per tanti giovani sai di essere un esempio, un punto di riferimento?

«Mi fa piacere l’amore della gente, ma quando scrivo cerco di non badare troppo a certe cose, altrimenti il rischio potrebbe essere quello di scrivere cose a tavolino per soddisfare le aspettative degli altri. Io faccio rap; è giusto che siano la scuola e i genitori ad avere responsabilità sull’educazione dei ragazzi».

Molti vi rimproverano di parlare troppo di soldi nei vostri dischi. Qual è il tuo rapporto col denaro?

«Senza ipocrisia, credo di avere il rapporto che hanno un po’ tutti: i soldi sono una delle prime cose a cui penso. Quelli che dicono che i soldi non rendono felici, sono di solito quelli che i soldi già li hanno e parlano seduti comodi sui loro divani. Io sono molto professionale nel lavorare, e col mio lavoro non ci vedo nulla di cattivo se desidero anche guadagnare».

Però inseguendo i soldi, alcuni vostri fans dicono che i Club Dogo sono diventati troppo commerciali…

«Chiunque vende è commerciale, allora anche chi fa il pane è commerciale. Comunque sono polemiche tutte italiane e sterili».

Su YouTube ogni vostro video scatena scontri accesi nei commenti: a battagliare “fan nuovi” contro “fan della prima ora”…

«YouTube non lo guardo da qualche anno…».

Guardiamo invece a Milano, la tua Milano è una città da scoprire?

«Milano è una città diversa da quello che vorrebbe essere. Tolta la facciata modaiola, c’è una patina un po’ provinciale».

Ti sta stretta?

«Vado spesso all’estero quando non lavoro. Città come Parigi e New York mi sembrano molto più vive di Milano. Comunque il mio business è qui in Italia e va bene così. Per il momento».

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