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KARIN PARK Apocalypse Pop

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Lei è una stangona svedese-norvegese, e naturalmente (naturalmente perché sembra che a certe latitudini i mestieri si contino sulle dita di una mano…) fa la modella. Karin Park fa anche musica e “Apocalypse Pop” è un disco che racconta tanto del potenziale che ha Karin in questo ambito così affollato. Intanto inquadriamo il contesto generale: siamo nel campo dell’elettronica mischiata al pop – tanto per intenderci, se entrate in un qualunque negozio di moda giovane e vi soffermate per un attimo sulla colonna sonora, ebbene, quel tipo di elettronica che oggi va tanto di moda è (in parte) la base attorno alla quale le idee di Karin Park ruotano alla ricerca di un centro di gravità permanente, come cantava qualcuno di casa nostra. L’artista nordica cosa ci mette del proprio per smarcarsi dal “già sentito”? Ci mette una bella voce, molto sensuale. Ci mette un sacco di atmosfere grigio-cupe che talvolta virano decise verso il nero. Ci mette un uso del pop intelligente e mai eccessivamente sfrontato. Ci mette personalità. Insomma, un album che funziona, non eccezionale, ma interessante, dedicato a un pubblico di nicchia ma fruibile anche a chi ha più familiarità con le classifiche di vendita. I brani migliori? “Look what you’ve done”, “Opium” e soprattutto “Human Beings”, che è davvero un pezzone per le radio.

Lei è una stangona svedese-norvegese, e naturalmente (naturalmente perché sembra che a certe latitudini i mestieri si contino sulle dita di una mano...) fa la modella. Karin Park fa anche musica e "Apocalypse Pop" è un disco che racconta tanto del potenziale che ha Karin in questo ambito così affollato. Intanto inquadriamo il contesto generale: siamo nel campo dell'elettronica mischiata al pop - tanto per intenderci, se entrate in un qualunque negozio di moda giovane e vi soffermate per un attimo sulla colonna sonora, ebbene, quel tipo di elettronica che oggi va tanto di moda è (in parte) la base attorno…

Score

QUALITA' - 68%

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