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LELE BATTISTA «C'è tanta musica nuova anche oggi, basta avere curiosità e pazienza di cercare»

Mi Do Mi Medio Mi Mento” ha segnato il ritorno di LeLe Battista dopo un lungo silenzio. Un disco ispirato, pieno di fascinazioni sonore diverse, come lo stesso cantautore ci racconta in questa intervista. Per il suo rientro in scena, LeLe ha potuto contare anche su Violante Placido e Mauro Ermanno Giovanardi per la scrittura di due brani.

Sono passati 6 anni dal tuo lavoro precedente. Nel mezzo hai scoperto qualcosa di nuovo sulle difficoltà del fare musica in Italia?

«Scopro quotidianamente nuove difficoltà e nuove possibilità. Penso che dobbiamo fare pace con il fatto che la musica abbia smesso di costituire un business, quantomeno per i musicisti, da almeno quindici anni».

Nel 2014 hai affiancato Morgan nell’ottava edizione di “X-Factor” nel ruolo di producer musicale. Anni fa hai partecipato anche a Sanremo. Sono due facce della stessa medaglia, oppure un contesto è più nobile dell’altro?

«Sono entrambi programmi televisivi. In quei contesti la musica ha la stessa importanza dell’acconciatura dei capelli. A mio avviso però, non si può mettere Sanremo sullo stesso piano di un Talent, poiché a Sanremo, bistrattata manifestazione di carattere nazional popolare, ogni artista porta onestamente un pezzo della propria arte».

Consiglieresti a un esordiente di partecipare a un Talent?

«Dipende sempre dall’importanza che gli si dà: se una partecipazione a un Talent viene vista come una tappa all’interno di una carriera variegata e non come l’unica occasione della vita, allora non ci vedo niente di male».

Sei di una generazione, quella dei 40enni, che è cresciuta con un sacco di miti musicali. Oggi un adolescente, secondo te, a quali punti di riferimento musicali potrebbe aggrapparsi? Magari i rapper?

«C’è tanta musica nuova che mi entusiasma anche oggi, basta avere curiosità e la pazienza di cercare. Il rap rischia di fare la fine del pop, che si è negli anni talmente impoverito di contenuti da allontanare il pubblico».

Ci sono tanti artisti coinvolti nel tuo disco. Sembra più un lavoro di gruppo. Lo senti così?

«E’ difficile essere lucidi nel giudicare la propria musica, io spesso intervengo nei dischi di altri e cerco di aiurarli nel mettere a fuoco meglio una direzione e così ho scelto di fare per il mio lavoro».

Nel tuo disco ci sono tanti riferimenti sonori al passato, inteso come Anni Ottanta e Novanta. Sei per natura un nostalgico oppure è venuto tutto in maniera naturale?

«In questo album c’è tutto il mio amore per il post punk, la new wave e il rock elettronico. In generale avevo in mente un suono che spaziasse dagli ultimi New Order al trip hop, passando per Depeche Mode e Nine Inch Nails. Ma anche dei riferimenti precisi a cose attuali. Con Leziero Rescigno, che ha prodotto assieme a me il lavoro, abbiamo fatto degli ascolti per capire come attualizzare queste influenze, e nel disco sono finiti anche richiami a The xx, Beach House, Apparat».

“Un casino pazzesco” è una canzone autobiografica? 

«Il carattere del personaggio descritto in “Un casino pazzesco” è una sorta di estremizzazione della mia personalità, volevo descrivere in maniera giocosa la vita di un quarantenne di oggi, un po’ irrisolto, che in fondo fa la vita di un quindicenne. Il pezzo è nato dalla rielaborazione di uno scritto della mia compagna, Elisabetta Molica, nel quale mi sono ritrovato ed esprime il senso di inadeguatezza e di paralizzante oppressione che si prova nel non riuscire ad esprimere se stessi».

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