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LIVIA FERRI A path made by walking

Livia Ferri si è inventata un bell'album folk. Un disco che difficilmente entrerà in classifica, che è destinato alla nicchia (peccato) e che senza urlare comunica un dolore che ha vibrazioni basse che aggrediscono l'ascoltatore. Ti accorgi che c'è qualcosa di buono già dopo un paio di brani. E successivamente, pezzo dopo pezzo, le impressioni si fanno ancora più chiare: il compact funziona, è cantato bene e ha un bel taglio internazionale, nel senso che c'è poco della tradizione "all'italiana", e non è soltanto una questione di lingua usata (l'inglese piuttosto che l'italiano), lo scarto sta tutto negli arrangiamenti, nella produzione,…

Score

QUALITA' - 68%

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LIVIA FERRI a_path_made_by_walking

Livia Ferri si è inventata un bell’album folk. Un disco che difficilmente entrerà in classifica, che è destinato alla nicchia (peccato) e che senza urlare comunica un dolore che ha vibrazioni basse che aggrediscono l’ascoltatore. Ti accorgi che c’è qualcosa di buono già dopo un paio di brani. E successivamente, pezzo dopo pezzo, le impressioni si fanno ancora più chiare: il compact funziona, è cantato bene e ha un bel taglio internazionale, nel senso che c’è poco della tradizione “all’italiana”, e non è soltanto una questione di lingua usata (l’inglese piuttosto che l’italiano), lo scarto sta tutto negli arrangiamenti, nella produzione, nell’uso della voce. Le concessioni all’orecchiabilità – purtroppo – non sono generose, perché altrimenti saremmo molto vicini a certe cose di Beth Orton. Anche se un brano come “Gratitude” avvicina il mondo delle due artiste. Insomma, da ascoltare assolutamente.

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