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luca daversa

LUCA D’AVERSA «Scrivere le canzoni per me è un'urgenza, un bisogno faticoso ma vitale»

Fuori“, il disco di Luca D’Aversa, è senza dubbio fra le cose migliori uscite nella prima parte del 2018. L’abbiamo intervistato.

Di “Fuori” colpisce il lavoro di insieme: con quali obiettivi hai “maneggiato” suoni, testi e arrangiamenti?

luca daversa fuori«Sono contento si avverta il lavoro d’insieme. Ho avuto la necessità di produrre le mie canzoni in una maniera diversa rispetto al mio primo disco dove a far da padrone erano arrangiamenti semplici e molto acustici, ora sono cambiati i miei ascolti e di conseguenza è cambiato il mio modo di affrontare la produzione. Non avevo degli obiettivi precisi quando ho iniziato a lavorare, mi interessava dare alle canzoni un suono che mi piacesse, senza strizzare necessariamente l’occhio alla musica del momento».

Il tuo disco mescola pop, canzone d’autore, elettronica e rock. In un negozio di dischi, vicino a quali artisti ti piacerebbe fosse messo?

«Sicuramente mi piacerebbe essere messo vicino ai musicisti che stimo, il disco che mi ha colpito maggiormente durante la scrittura è stato “Sound & Color” degli Alabama Shakes, mi piace il loro modo di mescolare rock, elettronica e soul. Poi anche vicino a Angus & Julia Stone, il loro disco omonimo prodotto da Rick Rubin mi piace tantissimo. Ma anche vicino a Meshell Ndegeocello o a St. Vincent».

Il palco di Sanremo esercita fascino su di te? 

«Non sono un grande fan del Festival di Sanremo, ma lo seguo comunque con attenzione. E’ l’unica settimana dell’anno in cui la musica viene presa in considerazione da tutta l’Italia, per questo credo meriti un occhio di riguardo. Ovviamente la maggior parte della musica proposta non mi convince quasi mai, ma io – sorride – sono di gusti difficili».

I testi del disco sono molto intimi.  E’ stato un album faticoso dal punto di vista emotivo?

«Tutte le mie canzoni raccontano quello che mi succede. Sono dei frammenti delle mie giornate e delle mie esperienze. Ogni volta che finisco di scrivere mi sembra di aver capito qualcosa di me, è una sensazione strana, ho quasi la sensazione di aver fatto un piccolo passo avanti. Scrivere le canzoni per me è un’urgenza, un bisogno. Faticoso indubbiamente ma vitale».

Roma, la tua città, negli ultimi anni si è guadagnata molta attenzione in ambito rap, per via dei numerosi talenti che ha sfornato. Vorrei sapere cosa ne pensi del rap, e mi piacerebbe anche sapere la tua sulla scena cantautorale romana.

«Il rap è un genere musicale che (come tutte le cose) se fatto bene è stupendo. Alcune cose mi piacciono, altre meno. In linea di massima, anche in riferimento alla scena cantautorale, non posso che essere contento di questo fermento: la gente va a sentire i concerti, anche di band che non sono passate per i vari Talent, e questo mi fa molto piacere».

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