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Foto di Francesca Traini

LUCA FAGGELLA «Vale la pena votare? In qualche modo sì. Anche se...»

La nostra recente intervista a Pierpaolo Capovilla e le imminenti elezioni ci hanno suggerito l’idea di chiedere ad alcuni artisti con che spirito si stanno avvicinando al prossimo appuntamento elettorale.

«Vale la pena votare? In qualche modo sì. Anche se non è più una azione di classe, inserita in un contesto di desiderio e cambiamento. Nel 2018 il voto è più o meno scegliere l’amministratore di condominio. Quindi è scegliere il più onesto, ecc. Ovviamente eviterei chi per più di 20 anni, già in era Craxi, c’era e ha ampiamente approfittato di favori e facilitazioni dai politici dell’epoca. Poi si è insediato al posto loro fingendo di non esserci mai stato e poi ha fatto del Paese un Paese dei balocchi. Io voterei Iron & Wine, o LCD Soundsystem. O The National. Non sto facendo dell’ironia. Così come in musica non c’è nulla in Italia, con lo stesso carattere e identità, così in politica non ci sono Bernie Sanders o un partito laburista che, pur nella loro crisi, significano cose diverse da quelle proposte dal PD che dovrebbe essere la mia casa politica, ma non lo è. Voterò il meno peggio. Non posso scegliere The National, mi accontenterò di qualcosa di meno contemporaneo e originale. Ma che almeno, tenga lontano dal suo orizzonte ciarpami distruttivi come “razza”, “aiutiamoli a casa loro”, “difendiamoci da soli”. Se voglio vivere nella giungla vado a viverci, non la riproduco qui».

Luca Faggella, cantautore

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