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Foto di Francesca Traini

LUCA FAGGELLA «Chi scrive testi, ha Leonard Cohen in mente come simbolo, direzione, richiamo»

leonard cohen«Nessuno ha scritto testi così, che hanno portato la canzone ad altezze mai raggiunte. Ecco perché la sua morte ha lasciato un segno profondo nell’immaginario di tante persone. Leonard Cohen ha piegato e plasmato la musica, la semplice canzone, come cornice per contenere immagini e storie di una bellezza rarissima. La maggior parte di noi, che scrive testi, ha Leonard Cohen in mente come simbolo, direzione, richiamo. Avremmo tutti voluto scrivere “Tower of song”, ironia e divertimento e il verso lapidario “The rich have got their channels in the bedrooms of the poor. Poi “Stories of the street”, “Avalanche”, “Bird on a wire”, “First We Take Manhattan”, o le romanticissime “I’m your man” e “Dance me to the end of love”.  Dove vai vai, sul sentiero di Leonard Cohen, vai bene. Si aprono finestre sul mondo, più comprensione che enigmi, più illuminazioni che distanze e dove sta l’oscurità, è perché è una oscurità che va mostrata. La bellezza di Leonard Cohen sta anche nell’insegnamento che tutto, appunto, può essere raccontato e ha una sua bellezza, “Giving me head on the unmade bed”, come le sfere di “Hallelujah”. Quando ha musicato la meravigliosa “Take this waltz” (da un testo di Federico García Lorca), tutto per me è stato chiaro: tanta gentilezza, eleganza, passione dà frutti eterni».

Luca Faggella, cantautore

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