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MÆNIFESTO Veni Vidi Vici

Non fatevi fregare dalla copertina e dall'artwork bruttino, l'esordio di Mænifesto è molto interessante. La prima cosa che ci convince di "Veni Vidi Vici" è il curioso incastro fra elettronica, new wave, techno, digital hardcore e una vaga idea di canzone d'autore. . Ottimo il lavoro di produzione, con la firma pregiata di Ale Bavo. In scaletta 9 pezzi per 41 minuti di musica. Dietro Mænifesto c'è Augustus Gregorio Rossi, artista classe 1988, che qui è bravo ad accelerare quando è necessario…

Score

QUALITA' - 70%

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MÆNIFESTO veni_vidi_vici

Non fatevi fregare dalla copertina e dall’artwork bruttino, l’esordio di Mænifesto è molto interessante. La prima cosa che ci convince di “Veni Vidi Vici” è il curioso incastro fra elettronica, new wave, techno, digital hardcore e una vaga idea di canzone d’autore. Gli Anni Ottanta sono la scenografia (sonora) di questo album che già al primo ascolto lascia delle buonissime sensazioni. Ottimo il lavoro di produzione, con la firma pregiata di Ale Bavo.

In scaletta 9 pezzi per 41 minuti di musica. Dietro Mænifesto c’è Augustus Gregorio Rossi, artista classe 1988, che qui è bravo ad accelerare quando è necessario e a prendersi la giusta dose di rischi senza strafare. La carta vincente dell’album è la sua duttilità, nel senso che può funzionare benissimo in discoteca, così come nel club fighetto oppure a una sfilata di moda. Insomma, ha un po’ di puzza sotto il naso, ma neppure troppa. Tutto è stato dosato nelle parti corrette per affascinare e non deludere. Obiettivo raggiunto. L’episodio migliore? Non abbiamo alcun dubbio, puntiamo tutto su “Pantheon”.

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