IN "FIVE SONGS" CI SONO LE CINQUE CANZONI PREFERITE DI...
Home > Interviste > Altri Suoni > MANITOBA
manitoba
Foto di Claudia Pajewski

MANITOBA «Noi due siamo così. Cupi e felici»

Manitoba è il progetto formato da Filippo Santini e Giorgia Rossi MontiSi conoscono dall’infanzia, poi a 14 anni i Nirvana cambiano la vita di Filippo, mentre sarà un concerto di Battiato a sortire lo stesso effetto su Giorgia. E quindi non stupisce che la loro musica risenta di influenze varie e diverse. Bianco e nero. Leggerezza e introspezione. «Questo contrasto sole/buio è stato inserito nell’album proprio perché noi due siamo così. Cupi e felici».

Il vostro è un progetto di… contrasti. Quindi facciamo un’intervista di contrasti. Partiamo da quello più evidente: siete un uomo e una donna. Sensibilità diverse. Anche relativamente alla musica e agli ascolti che vi hanno formato?

manitoba divorami«In parte. Ascoltiamo tutti e due un po’ di tutto. Quindi è difficile dire che abbiamo ascolti differenti. Ci sono periodi in cui ascoltiamo le stesse cose, altri in cui non sopportiamo quello che ascolta l’altro. Ultimamente Gio sta ascoltando molto rap e Fil molto punk, per esempio».

Nella vostra musica c’è modernità e un retrogusto vintage di vacanze al mare Anni Ottanta, una sorta di recupero di una certa canzone d’autore. Che rapporto avete con questi due estremi?

«Qualcosa degli Anni Ottanta ci piace, anche se i nostri periodi musicali preferiti sono i ’70 e i ’90. Amiamo molto Battisti e Battiato comunque, quindi di certo la canzone d’autore italiana non ci è indifferente».

C’è luce nelle vostre canzoni e anche una forte vena dark. Da dove nasce questo contrasto?

«Ci viene naturale. Anzi, è talmente innato in noi che non c’è stato bisogno di dirselo. Questo contrasto sole/buio è stato inserito nell’album proprio perché noi due siamo così. Cupi e felici».

Il vostro è un pop da “progetto indipendente” che esce però con l’etichetta dei Negramaro e di Bocelli. 

«Abbiamo conosciuto Caterina Caselli, che riteniamo una signora di classe, forte e intraprendente, capace come pochi di scommettere sui giovani. Saremo per sempre grati a tutta Sugar per il lavoro su di noi, così come siamo grati a tutta la nostra squadra, e a Samuele Cangi, il produttore del nostro disco. Fondamentale».

Avete conosciuto gli artisti citati in precedenza?

«Non abbiamo conosciuto né Bocelli né i Negramaro ma conosciamo bene la gente che lavora con loro, tutti grandi professionisti».

Come siete arrivati alla Sugar?

«Siamo arrivati alla Sugar perché suonavamo tanto in giro, e perché abbiamo conosciuto una persona che ci ha proposto a loro. Siamo piaciuti, in un modo molto naturale ne è nato un rapporto lavorativo».

Avete due lauree in filosofia e avete scelto uno dei lavori più precari in assoluto. Consigliereste di studiare?

«Consigliamo di avere sempre varie idee nella testa, per quanto ci riguarda è l’unico modo per rimanere vivi. Attivi. Consigliamo di avere sempre anche qualcosa oltre la musica perché ogni tanto serve “staccare” sennò la musica non viene bene».

Il vostro esordio è veramente molto interessante. Qual è il complimento migliore che avete ricevuto e quale la critica peggiore?

«Critiche pesanti, davvero, non ci sono state. Magari alcuni ci hanno detto che si sente che possiamo maturare ancora di più. Ma questo ci fa solo piacere. Siamo comunque al primo disco.
Ci hanno detto invece che una nostra canzone era importante come l’ossigeno. Ci sembra un complimento pazzesco, ci è rimasto impresso. La canzone era la nostra “Stai Su”, e anche noi le vogliamo molto bene!».

Tag