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MARCO ROVELLI Tutto inizia sempre

La proposta di Marco Rovelli è interessante e affonda le sue radici (senza alcuna timidezza) nel cantautorato italiano. C'è proprietà di linguaggio nei testi di Rovelli e la fruibilità pop di "Tutto inizia sempre" è apprezzabile. L'autore è uno che ama "aggiungere" più che "togliere", ecco il perché di un album di 13 canzoni per 53 minuti di musica con testi corposi che tratteggiano immagini ben definite. C'è molto del cantautorato storico del nostro Paese in questo disco (qualcosa di Branduardi, tanto De Andrè), anche se Rovelli prova in più di un'occasione ad andare oltre, smarcandosi dall'ombra lunga dei Maestri…

Score

QUALITA' - 63%

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MARCO ROVELLI tutto_inizia_sempre

La proposta di Marco Rovelli è interessante e affonda le sue radici (senza alcuna timidezza) nel cantautorato italiano. C’è proprietà di linguaggio nei testi di Rovelli e la fruibilità pop di “Tutto inizia sempre” è apprezzabile. L’autore è uno che ama “aggiungere” più che “togliere”, ecco il perché di un album di 13 canzoni per 53 minuti di musica con testi corposi che tratteggiano immagini ben definite.

C’è molto del cantautorato storico del nostro Paese in questo disco (qualcosa di Branduardi, tanto De Andrè), anche se Rovelli prova in più di un’occasione ad andare oltre, smarcandosi dall’ombra lunga dei Maestri per imboccare una via autonoma, il tutto con alterne fortune. In conclusione: è un buon lavoro “Tutto inizia sempre”? Sì, perché superiore alla media, però attenzione: la generosità lirica di Rovelli è anche il suo limite principale, perché il turbinio di parole, parole, parole tende a stordire l’ascoltatore e ad appesantire la scaletta.

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