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MAUDIT Maudit

MAUDIT

E’ proprio un bel disco, quello dei Maudit, che nel loro esordio celebrano la passione per il rock italiano e in particolar modo per i Ministri – sì, perché il loro compact rimanda subito alla band di Federico Dragogna, soprattutto dal punto di vista musicale. Ma se è vero che l’omaggio appare abbastanza evidente, è altrettanto vero che i Maudit riescono a proporre una manciata di canzoni (sette in tutto) che colpisce il bersaglio grosso al primissimo ascolto. La fruibilità pop dei brani è apprezzabile, il cantato grintoso sa aggredire le orecchie dell’ascoltatore senza però infastidire, e le liriche (intime) esprimono concetti interessanti.

Malgrado la ridotta durata (appena 25 minuti), possiamo dividere l’album in due parti: la prima più rock e di scuola, nella seconda – da “Alta Tensione” in poi – la band riesce a infilare tre canzoni diverse fra loro che lasciano intravvedere la voglia di trovare uno stile personale che ancora non è ben definito. Forse è “Juliet”, con il suo incedere blues e il suo ritornello ipnotico, il pezzo che mischia le carte e allontana i Maudit dai loro miti italiani avvicinandoli all’America e a band come gli Afghan Whigs di Greg Dulli. Insomma, è il brano che sintetizza radici e possibili obiettivi. In conclusione: un esordio notevole. Da tenere d’occhio.

E' proprio un bel disco, quello dei Maudit, che nel loro esordio celebrano la passione per il rock italiano e in particolar modo per i Ministri - sì, perché il loro compact rimanda subito alla band di Federico Dragogna, soprattutto dal punto di vista musicale. . La fruibilità pop dei brani è apprezzabile, il cantato grintoso sa aggredire le orecchie dell'ascoltatore senza però infastidire, e le liriche (intime)…

Score

QUALITA' - 68%

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