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MAURIZIO ARCIERI «Peccato non aver mai ricevuto il giusto riconoscimento dall'Italia coi Krisma»

Era davvero un personaggio curioso, Maurizio Arcieri, mente dei Krisma assieme a sua moglie Christina Moser. Non un cazzaro, intendiamoci, ma un personaggio slegato dalle solite realtà autoreferenziali della scena italiana. Estremamente alla mano, si divertiva a parlare del suo passato ma anche del presente, sempre proiettato verso il futuro. L’ultima volta, poche settimane fa, avevamo iniziato parlando dell’esperienza coi Beatles. Oggi è scomparso: «Bella la serata a Genova coi Beatles. Forse però loro si aspettavano più gente all’ombra della Lanterna, comunque belle emozioni, davvero». Anno 1965. I Beatles sbarcano a Genova per una delle loro leggendarie tappe e con loro ci sono anche i New Dada di Maurizio Arcieri a fargli da spalla. Un colpo mica da ridere. Ma la carriera di Arcieri è stata segnata da tantissimi incroci col destino. «Peccato non aver mai ricevuto il giusto riconoscimento dall’Italia».

Ritorniamo ai Beatles…

«Ho ricordi… normali di quell’esperienza specifica, e anche di tutta la tournée italiana coi Fab Four. Quando le cose ti capitano, non te ne accorgi sul momento, finisci per capire che hai vissuto qualcosa di davvero importante quando gli altri iniziano a farti domande di continuo su un fatto in particolare».

Negli ultimi anni in molti le hanno chiesto dei Coldplay, vero?

«Io non li conoscevo davvero quando mi hanno contattato…».

Come sono andate le cose?

«Quattro anni fa ricevo una mail da uno di loro, mi spiega che fa parte di un gruppo di nome Coldplay e mi propone di fare qualcosa assieme. Però stavo facendo dell’altro in quel momento della mia vita e ho declinato l’invito».

Pentito?

Sorride: «No, forse no, forse sì».

A David Lynch è andata meglio?

«E’ stato molto carino. Qualche tempo fa ci ha mandato una mail di complimenti: aveva visto su Internet la nostra sperimentale “Krisma Tv” e gli era piaciuta un sacco».

Per chi non avesse mai sentito parlare di “Krisma Tv”, di cosa si tratta?

«Di un progetto nato nel 1996, finalizzato al recupero delle immagini perse nell’universo catodico. Una roba molto sperimentale. C’è chi dice che ha anticipato YouTube».

E’ vero?

«Credo di sì».

Oggi con la televisione che rapporto ha?

«Mi piace lo strumento tv, tanto è vero che è sempre accesa in casa mia, ma non mi piace ciò che passa in tv».

Eppure avrà qualche canale di riferimento…

«Mi piacciono le reti All News giapponesi, francesi, inglesi, cinesi. Io sono un gran curioso: adoro sapere cosa sta accadendo nel mondo».

Tanti amici nella scena musicale. Le cito due nomi: Hans Zimmer e Franco Battiato. Da chi partiamo?

«Hans non sono mai più riuscito a sentirlo. Ho provato a contattarlo ma ormai è troppo famoso. Lui suonò in un nostro album, assemblò le tastiere. Poi però non gli piaceva l’idea di vivere una vita sempre in tour e così si trasferì a Los Angeles diventando un grandissimo autore di colonne sonore con all’attivo persino un Oscar, oltre a numerose nomination per la celebre statuina».

Invidioso per il successo di quel tastierista poco avvezzo alla vita da musicista in tour?

«No, perché poi? Lui è bravo, si è meritato l’enorme successo».

Passiamo a Franco Battiato…

«E’ un grande amico, abbiamo fatto un sacco di cose assieme. Di artisti come Franco non ne vedo tanti in giro».

All’epoca – metà Anni ’70 – a fare musica elettronica, in Europa, c’eravate voi, Vangelis, Jean Michel Jarre e i Kraftwerk. Ho dimenticato qualcuno?

«No, eravamo in pochi ad avere una certa visione della musica. Peccato non essere abbastanza considerati in Italia. Questo mi dispiace».

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