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CASABLANCA MAX ZANOTTI

MAX ZANOTTI «Coi Casablanca torno da dove ho iniziato...»

C’avete presente quelli che rispondono sempre gentili e diplomatici alle domande? Ecco, Max Zanotti è sì gentile, ma quando c’è di mezzo al musica non è per nulla diplomatico o accomodante. Anzi. «Ho finito il buonismo tempo fa». L’ex leader dei Deasonika è impegnato adesso nel nuovo progetto Casablanca. Ma in questa intervista c’è spazio per parlare di tante cose: dai fatti di Parigi, all’11 settembre, passando per i Talent e l’hip hop italiano.

Prima di tutto vorrei chiederti qualcosa sul progetto Della Vita Della Morte. Il disco è subito scivolato nel silenzio. Cosa è successo? 

«Della Vita Della Morte non ha avuto l’attenzione che meritava, penso che i media non abbiano capito veramente cosa significasse, distrazione direi. Essendo poi nato come studio project non ha suscitato l’interesse che meritava. Forse tra qualche anno verrà capito».

Il lavoro con Dj Myke avrà un seguito?

«Per ora io e Myke siamo concentrati su altre cose e non prevediamo nel breve altre iniziative ma non si sa mai».

Coi Casablanca sei tornato a un rock più classico: meno sperimentazione e più sudore. Un caso o sentivi l’esigenza di tornare a qualcosa di più familiare?

«Avevo la voglia e forse la necessità di tornare da dove ho iniziato. Sperimentare mi piace ma non sempre si riesce. Sono maturato come artista ed ho capito che “qui” si sta bene».

La tua carriera ti ha portato a rivestire ruoli diversi: musicista, autore, cantante, produttore. Dove pensi sia indirizzata la tua arte nel presente/futuro?

«Continuo a fare tutto questo, non credo che io possa ragionare a compartimenti. In questo periodo mi sto comunque concentrando sulla band e su un paio di produzioni a cui tengo molto. Lo scrivere per altri lo sto tenendo un po’ a freno anche perché quello che vedo in giro non mi sta stimolando molto».

Dopo i recenti attentati di Parigi hai scritto su Facebook: “Non vorrei sembrare insolente ma Parigi ha lo stesso odore dell’11 settembre”. Cosa volevi dire? Qual è la tua posizione su quegli eventi e di riflesso anche sull’11 settembre?

«Credo che la gente stia facendo da attore inconsapevole. Mi sono fatto da subito un’opinione sull’11 settembre e il tempo sta regalando un po’ di retroscena abbastanza inquietanti. L’Essere umano sta andando in una direzione pericolosa ed il continuo inneggiare a guerre non fa che ribadire quanto di più pericoloso stia diventando questo film, dove i copioni sono sempre gli stessi e le persone sempre più inconsapevoli di quello che realmente succede. I governi sono sempre stati rovesciati dal popolo ma se al popolo fai credere che il tuo governo ti protegge dai cattivi allora diventa difficile…».

Dimmi di Parigi…

«Penso che Parigi sia il nuovo alibi per poter monetizzare su persone innocenti. Il fatto pericoloso è che fomentare la massa è come avere un bancomat senza fine. Poi degli interessi che ci stanno dietro ne so meno di te».

Tempo fa sui Deasonika ci dicesti questo: “Stanno nel frigo, anzi, nel congelatore. Non è un capitolo chiuso definitivamente ma al momento non ci sono motivi per riaprirlo”. E’ cambiato qualcosa?

«No, non c’è motivo per riproporsi. Sono concentrato su Casablanca e per un po’ di tempo credo che ci faremo sentire molto».

Hai vissuto pienamente il periodo degli Anni Novanta, un periodo d’oro per il rock italiano. Hai rimpianti per quella stagione? 

«Se devo essere sincero un po’ mi manca. Aver formato una band che si rivolge smaccatamente a quel periodo è anche una sfida. Siamo cresciuti musicalmente nel miglior periodo storico, grazie anche agli Anni ’70 che – sorride – si sono intrufolati a dare una mano. Non c’è paragone con il periodo attuale, mi divertivo molto di più in passato, le band in quel periodo avevano un sacco di cose da dire ed il fatto che oggi non ci siano realtà che riescano a sostituire gli originali ne è una prova. Ho provato ad immaginare delle staffette con il passaggio di testimone e mi sono abbastanza inquietato: Lo Stato Sociale che prende il posto dei CSI o Mengoni che dà il cambio ad un Ivano Fossati di turno, Levante che paragonano a Carmen ConsoliI Cani o come si chiamano che danno il cambio ai Verdena o agli Afterhours, boh. Ovviamente è la mia opinione e non ho verità in tasca ma credo di sfondare una porta aperta».

Restando in tema, Milano negli Anni Novanta era la capitale del rock italiano, oggi è il rap a spopolare fra gli adolescenti. E’ un genere che stimola il tuo interesse? 

«Storia di un grande bluff. Ascolto con curiosità quello che viene proposto ma non mi rimane assolutamente nulla nella maggior parte dei casi. Mi stimolava il primo Fibra e credo che personaggi come Rancore o Salmo siano un po’ di spanne sopra la media. Mi hanno insegnato che un artista lo valuti dal suo pubblico, mi sembra che la maggior parte di esso, parlo del rap italiano, sia formato da bambini pseudo ragazzini e valuto di conseguenza. Non considero il rap e l’hip hop d’Oltreoceano lo stesso genere musicale, sarebbe impietoso…».

Max Zanotti sarebbe un buon giudice per un Talent?

«Mi odierebbero in tanti, ho finito il buonismo tempo fa. L’essere rispettosi non significa farsi andare bene tutto. La musica va rispettata tanto quanto chi non la deve fare».

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