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MIMOSA «In questi giorni sembra che se non sei stato molestato non sei nessuno, è paradossale»

Partiamo dal suo post su Facebook dello scorso 2 novembre, che poi ci ha invogliato ad approfondire il discorso in questa intervista.

«Hanno sospeso le riprese di “House of Cards” perché Spacey è accusato di molestie. Se le attrici/attori italiani cominciassero a raccontare le avances e le molestie subite e l’opinione pubblica reagisse come in Usa crollerebbe il sistema italiano. Gli americani non sono santi, spesso accusati di essere bigotti, ma almeno se ne parla. Qui prevale lo spirito mafioso. Se qualcuno dice qualcosa viene emarginato, deriso, non creduto a meno che lo scandalo non sia organizzato per qualche ragione di interesse».

Dopo aver parlato con un’americana (Michelle Lily) dello scandalo Weinstein, abbiamo chiesto supporto sull’argomento a Mimosa Campironi. Abbiamo scelto lei per tre motivi: il suo post ci è piaciuto tantissimo, è un’attrice e musicista, e inoltre, dettaglio non da poco, è stata disponibile. Che detta così sembra una banalità colossale, ma vi assicuriamo che sul tema, nelle ultime settimane, non abbiamo trovato in Italia grossa disponibilità fra le artiste indipendenti che abbiamo contattato…

Il tuo post ci ha molto colpito. In particolar modo questa frase: “Se le attrici/attori italiani cominciassero a raccontare le avances e le molestie subite e l’opinione pubblica reagisse come in Usa crollerebbe il sistema italiano”. Pensi che davvero le cose potrebbero prendere una piega così grande?

«Ho scritto un post su Facebook con queste parole perché volevo fare una provocazione. In Italia su una tematica come quella delle molestie sessuali la risposta è preparare foto con battute divertenti da mettere sui Social come quella di Totti con il cartello “Sono stato molestato dai laziali”. Adoro Totti. Divertente, a me fa ridere, ma le molestie non fanno ridere, soprattutto chi le subisce. Adesso piano piano le ragazze cominciano a dire qualcosa, spero che parlino tutte e mandino a casa quelli che per anni hanno abusato del loro potere, come hanno fatto le 465 attrici del teatro di Bergman in Svezia. Gli uomini che fanno queste cose sono degli sfigati insicuri che non sanno conquistare le donne con la verità della loro personalità, sono quelli che al liceo non guardava nessuna e si prendono le loro rivincite facendo sfoggio delle loro possibilità. Purtroppo la questione molestie diventa un affare di pubblicità sui Social, mentre è una questione seria che andrebbe affrontata in tribunale. Si dovrebbero fare le collecting per attuare le denunce e dopo mettere post su Facebook, altrimenti si rischia di diffamare anche chi non c’entra niente. Il terreno alla totale confusione concettuale dei Social finisce per mescolare la questione di genere con la difesa della sfera personale, la credibilità pubblica fino a sovrapporsi con la rivincita di carriere fallite».

​Dello scandalo Weinstein​ ​c’è qualcosa che ti ha stupito?

«Lo scandalo Weinstein è l’ennesimo scandalo a sfondo sessuale che travolge l’opinione pubblica per abbattere il potere di qualcuno. Tutto questo non mi interessa, avviene continuamente nella storia giornalistica mondiale e non mi metto a fare l’elenco di figure pubbliche cadute per eventi simili. Il dato interessante è che la sfumatura di “molestia” sessuale dello scandalo ha scatenato un sentimento latente di molti che le hanno subite in ambito lavorativo. Perché è cosi. Sia per gli uomini che per le donne, soprattutto se sei carina. E’ da ipocriti nascondersi dietro alle battute sessiste, è da sconfitti fare finta di niente secondo assiomi di senso comune come “il mondo va così”. Io penso che il mondo “va così” proprio perché gli permettiamo di andare così. Finalmente viene fuori un malcontento generale, riguardo agli abusi di potere che avvengono in tutti gli ambiti di lavoro, non solo nel mondo dello spettacolo. Parliamone e gridiamo».

A te è mai capitato di ricevere una proposta indecente o di essere vittima di un’avance… artistica?

«No, non sono stata vittima di molestie e lavoro benissimo senza bisogno di cedere a queste cose. Anzi, a volte mi è capitato di essere presa in lavori importanti perché serviva qualcuno che non era raccomandato per pareggiare le apparenze. In questi giorni sembra che se non sei stato molestato non sei nessuno, è paradossale. Ah, non ho ai fatto un provino con Fausto Brizzi, se volete saperlo, anche se ci conosciamo. Forse – sorride – non sono abbastanza bionda».

Mai ricevute avances in ambito lavorativo?

«Sì, ho ricevuto delle avances sul luogo di lavoro da uomini che volevano venire a letto con me. Se mi piacevano ho detto sì, altrimenti ho detto di no, ma è la vita, mica un crimine. Tutte le volte che ho intuito che avrei potuto trovarmi in una situazione difficile mi sono allontanata o non ho permesso che accadesse niente di fastidioso, ma sono molto incazzata perché conosco persone a cui è successo e sono ancora più incazzata con quelli che incolpano chi è abusato di non essersi difeso in tempo perché non tutte le persone sono forti, non tutti hanno fiducia in se stessi, non tutti sono sempre coraggiosi e se si è deboli, magari con meno difese anche culturali, si può essere vittime. Come puoi notare evito di usare un soggetto al femminile, perché non solo le ragazze sono vittime di avances in cambio di promesse di lavoro anche se numericamente sono di più. Anche i ragazzi sono vittime. Attori bellissimi sono tampinati come le ragazze. Non c’è differenza. Non dimentichiamo che ci sono anche quelli che dicono di sì perché credono davvero che li porti a qualcosa di buono e questo mi intristisce perché si offrono a merce di scambio. Orribile».

Non è grottesco che si voglia distinguere un’avance dallo stupro? E’ come se si volesse legittimare l’avance e renderla una pratica che in certi ambienti “ci può stare, dai”.

«Questo scandalo mette in luce una dinamica che è presente in tutti gli ambiti di lavoro. Siccome il mondo dello spettacolo è pubblico per definizione allora tutto è più “evidente” e diventa divertente per le persone additare a vista i colpevoli. Molti si sfogano nei pettegolezzi per non guardare la propria vita. Lo scandalo vero è che nella maggior parte degli ambiti di lavoro dove non ci sono i giornalisti, non ci sono le telecamere, il concetto del “ci può stare” non solo è radicato, ma è innominabile, impregnato di omertà da chi lo subisce. Spesso denunciare le violenze purtroppo non è garanzia di tutela. C’è da dire che sesso e potere vanno a braccetto da sempre, lo dicono intellettuali importanti, e ci sono anche quelli/e che usano la propria influenza sessuale per salire la scala sociale. Per questo motivo, le vittime che denunciano finiscono per essere additati come “approfittatori” cui è andata male. E’ un gran casino, insomma».

A un​’​adolescente che sogna di fare l’artista, che consigli daresti per evitare di cadere in situazioni ambigue? ​

«Mi hanno definito femminista molto spesso. Essere femministi significa lottare per la parità. Imparare a valutare sé stessi non solo con il valore di oggetto sessuale. Siamo nel 2017, credo sia ora di darsi una grossa svegliata in questo senso. Direi a un’adolescente che, qualsiasi cosa voglia fare nella vita, deve concentrarsi bene sulla qualità del suo lavoro e che per raggiungere qualsiasi risultato che possa rivelarsi saldo nel tempo, dovrà per forza impegnarsi a fondo perché le “scorciatoie” sono inganni fuorvianti. Gli uomini hanno paura delle ragazze che sanno il fatto loro. Sono frasi da nonna, ma più cresco e più mi accorgo che la forza intellettuale deriva da basi solide».

Perché in Italia, finora, si sono esposte pochissime donne famose? Siamo un’oasi felice?

«Siamo in un Paese con una mentalità sessista e mafiosa. Prevale la paura. Se qualcuno dicesse qualcosa smetterebbe di lavorare, sarebbe deriso. Io posso dire quello che voglio perché non ho scheletri nell’armadio. In questi giorni alcuni fatti stanno emergendo, fatti di cui tutti abbiamo sentito parlare nell’ambiente, ma che non riuscivano a venire fuori. La cosa schifosa è che chi fa queste cose, si permette di farlo con chi sa che non è credibile e sta zitto. Si molestano le ragazze giovani appena uscite dalle scuole di teatro, che non sono ancora del “giro”, mentre quelle che hanno raggiunto la fama, anche tramite questi meccanismi, stanno zitte perché non conviene parlarne per la loro immagine. Insomma, un circolo vizioso che va estirpato. Ragazze, vi prego, abbiate fiducia nelle vostre capacità e sappiate che la nostra forza sarà grande quando si smetterà di pensare di dover dipendere dalla protezione di uomini potenti per raggiungere obiettivi importanti».

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