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MISTONOCIVO

MISTONOCIVO «Gli Anni Novanta spaccavano!»

E’ un percorso che ha radici lontane, quello dei Mistonocivo. Un percorso iniziato in pieni Anni Novanta e che lo scorso gennaio ha visto la band ritornare in pista con “Superego”, il quinto album in studio, uscito su etichetta Vrec, distribuzione Audioglobe. Un album per sancire il ritorno sulle scene del gruppo nato nel 1994 a Vicenza, a 8 anni di distanza dall’ultimo lavoro. Abbiamo colto la palla al balzo per parlare – con Polly, fondatore dei Mistonocivo, tastierista e produttore del disco – del nuovo compact ma anche del passato. Senza troppa nostalgia. O forse sì. Giusto un po’.

Partiamo da lontano: cosa ricordate dell’esperienza con Corrado Rustici​ agli esordi? 

«L’esperienza in studio con Corrado Rustici è stata molto importante e formativa per tutta la band dell’epoca. E’ un grande professionista della fase di produzione e, a modo suo, un personaggio. Anche se sia io che Cristiano (Cortellazzo, la voce del gruppo, ndr) non eravamo molto convinti della sua modalità di fare musica, troppo formattata su “quello che va adesso”».

In passato avete aperto i concerti di grandissimi della scena rock mondiale. Ci raccontate un aneddoto curioso che vi è rimasto nel cassetto dei ricordi?

«Mi ricordo che quando abbiamo suonato all’Arena di Verona con Lenny Kravitz, a fine concerto nella zona camerini c’era l’allora ministro dei Beni culturali Vittorio Sgarbi, all’apice del suo narcisismo autocelebrativo. Voleva andare da Lenny che stava parlando con i fans. Non solo è stato tenuto a distanza dalla security ma Lenny se l’è bellamente “scagato”. Sembrava un servizio de “Le Iene”».

“Arpa” ha un testo molto diretto. E’ dedicata/ispirata a qualcuno in particolare?

«In realtà la canzone è stata ispirata a Cristiano da qualcuno in particolare, di cui non farò il nome (si dice il peccato ma non…), ma è dedicata a tutta la “categoria” in forte aumento da noi in Italia».

Il “Superego” come antidoto per…

«Il rafforzamento o il recupero di un superego ben formato potrebbe essere un interessante antidoto all’appiattimento della nostra vita comunicativa sui Social, che, alla pari dei Talent, sono un po’ la fabbrica dell’ego e dell’individualismo esasperato».

Dai vostri esordi negli Anni Novanta a oggi il mondo musicale è cambiato radicalmente. Avete nostalgia per il passato e per la scena rock Anni Novanta?

«No, nessuna nostalgia per il passato in se stesso, anche se gli Anni Novanta spaccavano! La cosa che forse andrebbe recuperata è la voglia incondizionata di fare musica insieme e l’atteggiamento dei media e degli addetti ai lavori nei confronti degli artisti».

Cos’è mancato ai Mistonocivo per raccogliere quanto seminato? Sanremo? Vi siete mai immaginati su quel palco?

«Domanda difficile, più facile che risponda in modo soddisfacente il Mago Otelma. A parte gli scherzi, in realtà Sanremo l’abbiamo sfiorato un paio di volte. Sicuramente è un palco che dà tanta visibilità e può innescare un processo di crescita mediatica, ma qualche anno fa c’era molto meno spazio per le cose anche vagamente “alternative”».

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