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MODENA CITY RAMBLERS «Dovremmo tornare a riappropriarci del giusto valore delle cose»

«Viviamo un periodo storico strano: siamo tutti in trincea, in attesa di qualcosa che possa migliorare le nostre vite, una sorta di buona notizia dal Fronte Occidentale, ma purtroppo non arriva nulla». Davide “Dudu” Morandi è il cantante dei Modena City Ramblers.

Ormai sono tanti anni che calchi i palchi. Permettimi una provocazione: hai paura della vecchiaia artistica?

«Chi fa questo mestiere sa bene che la voglia, la passione, il desiderio di salire sul palco sono i carburanti fondamentali, e valgono ben più della carta di identità. Prendete i casi di Bruce Springsteen o dei Rolling Stones: hanno ancora così tanta carica che mandarli in pensione sarebbe un delitto. Ecco, il giorno che non avrò più voglia di salire su un palco, quello sarà il momento giusto per smettere».

Ti è mai capitato, da spettatore, di vedere sul palco un gruppo o un artista lassù solo per lavoro?

«Sì, mi è capitato di vedere gruppi impegnati a suonare più per bisogno che per voglia. Ed ho provato tristezza. I “Ramblers” non faranno mai quella fine».

Vuoi fare dei nomi?

«No, per carità…».

Se ti facessi io il nome dei Nomadi, una band a cui spesso vi hanno accostato?

«No, loro li ho incrociati di recente e li ho visti in grandissima forma. Non sono tra i gruppi che vivono il palco in modo… impiegatizio, anzi».

L’attualità ha sempre ispirato il vostro immaginario. Che mondo vedono, oggi, i Modena City Ramblers?

«Viviamo un periodo di grandi cambiamenti. Non sono un pessimista, sono un inguaribile ottimista, tuttavia credo si sia giunti ad un punto di non ritorno, è necessario avere il coraggio  di riorganizzare tutto quanto. La società del Dopoguerra è quasi crollata su se stessa. Dovremmo fare tutti un passo indietro, tornando a dare il giusto valore alle cose».

Spiegati meglio…

«Le grandi innovazioni avvenute negli ultimi anni sono state positive in campo medico, scientifico e tecnologico, ma ci hanno pure sottoposto ad un bombardamento di proposte di ogni tipo. Negli ultimi 10 anni il messaggio consumistico che è passato è stato: “O stai al passo coi tempi oppure sei uno sfigato”. E questo ha portato le persone ad “accendere” prestiti per cambiare ogni 2\3 anni l’automobile, per andare in vacanza o per comprare il cellulare o il computer di ultima generazione. Robe assurde. Una volta la macchina la si cambiava ogni 10 anni, veniva trattata quasi come un familiare, nessuno si sognava di mandarla in pensione dopo qualche anno, soprattutto se in piena salute. Ecco, dovremmo tornare a riappropriarci del giusto valore delle cose».

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