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NATHALIE «Con "Into the flow" mi sono divertita a creare un flusso di musica da ascoltare tutto di seguito»

Nathalie si è fatta conoscere e amare dal grande pubblico nel 2010, vincendo “X-Factor”. Ma il percorso artistico della cantautrice italo-belga arriva da lontano. “Into the flow” è il suo nuovo disco, è un concept album incentrato sull’elemento liquido primordiale: l’acqua, origine della vita, simbolo di forza dinamica, trasparente e riflettente, capace di trasformarsi e di adattarsi agli argini, così come di romperli improvvisamente.

Il nuovo disco ruota attorno all’acqua, come elemento di vita e forza. Tu e la tua musica, distintamente, cosa avete in comune con l’acqua?

«L’acqua è un elemento morbido e forte allo stesso tempo, avvolgente e dirompente. Queste caratteristiche le ritrovo anche in me stessa, nel mio modo di essere, così come nella mia musica convivono queste forze che sembrano apparentemente in contrasto tra loro. Con “Into the flow” mi sono divertita a creare un flusso di musica da ascoltare tutto di seguito, in cui però ogni canzone potesse anche conservare la propria identità, come tanti piccoli ruscelli che confluiscono in un fiume più grande. Sono molto contenta del risultato, rappresenta ciò che sono e che sento oggi».

Il tuo disco si può tradurre con “Nel flusso”. Cosa c’è nel flusso che ti piace e oggi è importante seguire il flusso delle cose oppure bisogna provare a seguire una direzione ostinata e contraria?

«Entrare “nel flusso” è uno stato mentale, è una filosofia. Mi piace molto l’idea di fluire in modo naturale e consapevole, significa “vivere” e non lasciarsi vivere. Per questo oggi è a volte difficile capire il da farsi: a volte il nostro flusso è semplicemente “controcorrente” perché è così per sua propria natura. E’ faticoso dibattersi e nuotare risalendo il fiume, così come è doloroso subire una direzione che non ci appartiene, per questo cerco di fluire nella mia direzione, che sia più o meno coordinata con la corrente più grande non importa. Non è sempre facile, ma per me è importante sentirmi nel mio fluire artistico naturale».

Ancora oggi sei identificata come “quella che ha vinto “X-Factor””. Questa cosa ti inorgoglisce o la senti come un’etichetta un po’ scomoda dopo 8 anni?

«Certamente sono grata per ciò che mi ha dato “X-Factor”, è stato un momento importante e determinante su molti aspetti della mia vita. Consideriamo anche che è arrivato dopo tante altre esperienze precedenti a cui sono ugualmente grata, per cui posso identificarmi solo in parte in quell’etichetta: un artista si può esprimere in tv in un Talent come sui palchi live, o nel girare un video, nel comporre e nel suonare dei brani, nello scrivere dei testi. Ciò che conta davvero è essere sempre nella propria verità, in qualunque contesto».

Consiglieresti a un esordiente un Talent e quale consigli, eventualmente, gli daresti?

«Io consiglierei di fare prima esperienza suonando nei locali, conoscere cosa significa veramente fare musica per passione, a volte anche nelle difficoltà. Esplorare il più possibile, per avere chiarezza di chi si è e cosa si vuole fare a livello artistico. Il fatto di provare a partecipare a un Talent può essere una conseguenza, sicuramente è un’occasione molto preziosa e proprio per questo va fatta con coscienza: bisogna avere l’onestà con se stessi e con gli altri di essere pronti, portando veramente un’anima artistica, un progetto musicale e non voler soltanto raggiungere la popolarità».

Spesso i tuoi fan sono generosi di complimenti, non solo relativamente alla tua voce. Essere una bella ragazza aiuta in ambito musicale oppure conta poco o nulla? 

«Mi viene da sorridere a questa domanda. Certo, fa anche piacere ricevere apprezzamenti, anche se per carattere tendo a non mettermi mai troppo in mostra. Chi mi conosce sa che ho sempre messo la musica a primo posto! Allo stesso tempo è bello anche poter valorizzare la mia immagine, ma in un modo artistico e coerente con la mia musica: così la trovo una cosa che ha senso. Poi non so dire se la questione aspetto sia determinante o meno per me, ma sicuramente l’estetica ha un peso, in qualunque ambito. Per quanto mi riguarda però è sempre l’arte ad avere il ruolo più importante».

Sei mai stata oggetto di qualche “proposta indicente” in ambito artistico? Credi che per una donna sia più difficile affermarsi nella vita?

«Devo dire che per fortuna non mi è mai accaduto di avere “proposte” in maniera diretta. Col senno di poi ho realizzato che ci sono a volte maniere molto velate, o “ricatti” sottintesi a cui per anni non ho fatto neanche caso. Chissà, magari avrò perso “occasioni” che però non facevano per me. Ho sempre creduto che fosse il valore intrinseco di qualcosa, di un artista in questo caso, a determinare il risultato, e tutt’ora spero che possa essere così. Personalmente invece ho vissuto sulla mia pelle il fatto di non essere presa totalmente sul serio in alcuni aspetti del mio lavoro, proprio per il fatto di essere donna. Io amo lavorare su una visione a 360° della mia arte: canto, suono, scrivo e compongo i miei brani. In quest’album mi sono sperimentata anche in parte degli arrangiamenti e della produzione artistica e in generale curo i vari aspetti del mio progetto insieme alle varie figure artistiche: produttore, fotografo, videomaker, e così via. La donna cantante invece nella mentalità corrente viene relegata quasi sempre al solo ruolo di interprete. E quindi ancora ci si stupisce, o si sminuisce quando una donna è brava e sa fare tante cose diverse. Eppure siamo in tante ad essere artiste più complete e complesse».

Da cosa nasce tutto ciò?

«In realtà credo che questa difficoltà ci sia in tanti ambiti, non solo nella musica. Il problema è che nell’immaginario collettivo ci sono troppo pochi modelli esemplari al femminile nei vari ambiti professionali. Eppure le professioniste di valore esistono eccome, ma sono poche quelle che hanno modo di arrivare a ruoli di spicco. Il valore di una persona, una professionista, dovrebbe essere riconosciuto a prescindere dal sesso di appartenenza. C’è un gran bisogno di proporre esempi di valore umano e professionale che siano scelti in maniera realmente meritocratica, dando a tutte e tutti lo stesso spazio».

La musica ti ha dato moltissime (meritate) soddisfazioni, ma cosa ti ha tolto?

«La musica è la mia vita e non potrei farne a meno. Mi dona e mi ha donato tantissimo. Mi diverte, mi emoziona, è un potente mezzo di trasformazione, ma allo stesso tempo mi richiede molta dedizione e sacrifici. Le mie scelte di vita sono condizionate da lei, spesso capita di dover prendere delle decisioni per continuare a farla crescere e allo stesso tempo per rispettare la mia onestà artistica. Sarebbe più facile sottostare a condizioni più “comode”, ma questo non fa parte di me, non potrei fare altrimenti, glielo devo perché la mia musica – sorride – mi rende felice!».

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