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NONOSTANTECLIZIA «Dove potete collocarci? Tra Luigi Tenco e i My Bloody Valentine»

Il loro disco d’esordio – “La stagione animale” – è stato prodotto da Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz con la collaborazione di Gianni Maroccolo dei CSI. Ma ciò che impressiona dei NonostanteClizia è la maturità della loro proposta artista, in bilico fra cantautorato e mille altre cose. Vediamo con Barix (Simone Barisione, tastiere) e Gaglio (Valerio Gaglione, voce e chitarra) com’è nato un album dove le donne sono in primo piano e sullo sfondo c’è una generazione annoiata, in costante crisi di identità.

 

Nelle canzoni del vostro album fate una fotografia molto spietata della vostra generazione. E’ davvero così vuota e votata all’edonismo?

Barix: «Sì, e lo siamo pure noi. Ma perlopiù non è colpa nostra. Viviamo in una società che fin da piccoli ci insegna la liquidità nei rapporti e l’unico dogma è il curare i propri interessi. Sarebbe bello scattasse qualcosa oltre la presa di coscienza. Magari avverrà, o sta avvenendo. Comunque non è solo un fatto generazionale, ma umano, e probabilmente la nostra generazione non è più vuota delle precedenti, anzi. Mi sono contraddetto?».

Voi siete diversi da giovani che descrivete nel vostro nuovo lavoro?  

Barix: «No. Anche se vorremmo».

La nostra Acqui Terme? Non è una provincia desolata ma una cittadina tutto sommato vivibile e non distante dai grandi centri del nord

Com’è nata la collaborazione con Tesio e Maroccolo e in che misura, loro, hanno condizionato le vostre scelte in fase di produzione del cd? 

Barix: «E’ stata una produzione molto trasparente. Indubbiamente tanto è partito da noi, ed è stato sapientemente controllato (e talvolta direzionato) dalle 4 mani invisibili (citando Adam Smith) di Tesio e Maroccolo. Un altro cambiamento è sicuramente uno spostamento verso il decennio successivo, rispetto al primo ep: se il nostro primo lavoro pescava a piene mani nelle sonorità degli anni ’80, qua e ora sono arrivati anche i ’90, un po’ più distorti ed elettrici. Tutto miscelato in salsa Clizia e con uno sguardo al futuro».

Nell’album si parla molto di donne. Sono figure un po’ stilizzate oppure esistono davvero Emma piuttosto che Chiara? 

Gaglio: «Alcune esistono realmente, ma sono trasfigurate. Altre sono semplici comparse ricalcate su un modello preesistente di donna».

Al momento si fatica un po’ a inquadrarvi in un genere preciso. Il vostro stile lambisce il rock, il pop, la canzone d’autore. Se foste in un negozio di dischi (quei pochi che ancora esistono…) vicino a quali artisti mettereste il vostro compact?

Gaglio: «Tra Luigi Tenco e i My Bloody Valentine».

Di Acqui Terme, la vostra città, conservate un po’ di malinconia e cos’altro? 

Barix: «Di fatto ancora ci viviamo, anche se due di noi vivono anche a Torino per studi. Dunque più che conservare, conviviamo! Ci sono molte sfaccettature sia positive che negative nella provincia, che per fortuna per quanto ci riguarda non è una provincia desolata ma una cittadina tutto sommato vivibile e non distante dai grandi centri del nord. Da un lato si convive con il vestito stretto della paesanità, del fatto che tutti conoscono tutti (e tutti hanno scopato con tutti) e non è facile smarcarsi da certe dinamiche. Tu sarai sempre lo strano, l’altro il pazzo, l’altro ancora lo sfigato, e nulla può cambiare una fotografia immobile. E le cose da fare per un ragazzo giovane con certe velleità, come la musica, indubbiamente sono poche. Da un altro lato, solo apparentemente in contrapposizione con quanto detto, c’è meno omologazione rispetto alle realtà urbane, sicuramente più modaiole e quindi più allineate, e crearsi un proprio percorso e stile personale (soprattutto nella musica) può risultare più semplice e naturale».

Il palco di Sanremo può essere un obiettivo nel breve-medio futuro? Oppure pensate che per la vostra proposta musicale sia un contesto sbagliato? 

Barix: «Non nascondiamo di averci provato, sia l’anno scorso che quest’anno. Non neghiamo che Sanremo, con tutte le contraddizioni e le mancanze artistiche di cui è fatto, offre una visibilità ancora molto forte. Anche se coi nomi dei partecipanti di quest’anno temo sarà il più brutto Festival degli ultimi anni. Ma poi la questione è questa: volete mettere farsi una settimana a Sanremo spesati con albergo, free drink, cene e conferenze?».

I tuoi testi, Valerio, in che misura si adattano alla musica e viceversa? Nel senso, come nascono le vostre canzoni e qual è la scintilla iniziale? 

Gaglio: «”Barbie California” è nata da un doppio whiskey, altri pezzi nascono in laboratorio, in una camera asettica, vivisezionando parola per parola. La maggior parte delle canzoni nascono con la chitarra acustica in mano, altre da un giro basso, in alcuni casi da una singola nota di pianoforte».

Il tuo cantato è molto particolare. Che rapporto hai con la tua voce? 

Gaglio: «Sì, credo di avere un timbro vocale particolare, e ho un bel rapporto con la mia voce. I miei personali riferimenti vocali sono Johnny Cash, Nick Cave, Matt Berninger e Damon Albarn».

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