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NREC Signals

E' un disco strano "Signals". Al primo ascolto sai che c'è del buono ma non lo identifichi con precisione, non sai comprendere se a funzionare è una cosa o l'altra, il suono o l'atmosfera generale? Questo per dire che, per quanto accessibile, l'album di Nrec (Enrico Tiberi) necessita di qualche ascolto in più se vuoi entrarci dentro e muoverti al suo interno con familiarità. In generale, sui suoni è stato fatto un ottimo lavoro, di ricerca, con soluzioni sfiziose. Il mix di elettronica, rock, trip hop stuzzica l'ascoltatore e lo invoglia ad andare avanti nell'esplorare la scaletta. Ogni pezzo è…

Score

QUALITA' - 72%

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NREC signalsE’ un disco strano “Signals“. Al primo ascolto sai che c’è del buono ma non lo identifichi con precisione, non sai comprendere se a funzionare è una cosa o l’altra, il suono o l’atmosfera generale? Questo per dire che, per quanto accessibile, l’album di Nrec (Enrico Tiberi) necessita di qualche ascolto in più se vuoi entrarci dentro e muoverti al suo interno con familiarità.

In generale, sui suoni è stato fatto un ottimo lavoro, di ricerca, con soluzioni sfiziose. Il mix di elettronica, rock, trip hop stuzzica l’ascoltatore e lo invoglia ad andare avanti nell’esplorare la scaletta. Ogni pezzo è una sorpresa. Prendete un brano come “Videodrome”, uno degli episodi meglio riuscito del compact, dentro ci sono così tante fascinazioni (Berlino, la moderna scena elettronica francese) da far girare la testa. Tutto il lavoro di Nrec sta in equilibrio fra la voglia di stupire e la necessità di rassicurare, tra il pungere e il medicare (“I don’t know where i’m”), lasciando una piacevolissima sensazione ascolto dopo ascolto. A noi sembra un disco completo, al passo coi tempi, con pochissime sbavature e una produzione eccellente. Una nota: tutte le canzoni sono in inglese, ad eccezione di “FinoInFondo” e “Emina-Utica”, due pezzi (in italiano) acidissimi. Fra i brani che vi consigliamo, anche “It’s Mine”.

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