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ORELLE

ORELLE "Argo" è per chi ha un certo tipo specifico di sensibilità»

Esce oggi “Argo“, nuovo lavoro della cantautrice pugliese Orelle, un album che nasce dalla necessità ben precisa di fotografare e mettere nero su bianco un percorso durato più di un anno e mezzo, fatto di chilometri macinati e di live vissuti. Il disco, pubblicato da Black Candy Records (distribuzione Audioglobe), vede anche la presenza di Stefano Amato, Fabrizio Bosso e Dimartino.

“Argo” esce oggi, in che situazione ambientale consiglieresti l’ascolto?

«Non vorrei porre dei limiti alla percezione di chi ascolterà “Argo”, ma c’è stata una mia cara amica che mi ha detto: “…questo disco va ascoltato piano, prima di andare a letto“. Beh, mi ritrovo molto vicina a questo immaginario così onirico e caldo».

Nel disco ci sono tre ospiti molto diversi fra loro. 

«Assolutamente sì, sono diversi ma tanto ricchi di cose da dire ed è stato stupendo sentirli, con il loro personale modo di intendere la musica, rielaborare le mie note e parole. Si sono “vestiti” con i miei pezzi tanto che sembrava quasi li avessero scritti loro e senza denaturare nulla. Un’emozione forte».

Chi o cosa ha ispirato “Argo”?

orelle argo«“Argo” è l’insieme di più necessità accomunate dall’idea di un’emozione fluida e dinamica ma allo stesso tempo concreta. Il mito mi ha aiutata molto nel rendere l’idea anche in senso figurativo di questo tipo di emotività. Serena Brattoli in arte “Gommapane”, l’illustratrice che ha curato la copertina e le illustrazioni, è stata magistrale in questo».

“Questo album lo sento Femmina”. Perché lo hai definito così?

«Beh, questo è un mio modo di vedere quest’album e tra l’altro questa visione è arrivata come un’illuminazione solo a fine lavoro. Penso che questo disco possa arrivare a chi ha un certo tipo specifico di sensibilità. Che sia uomo o donna non importa».

Il tuo nuovo lavoro è definito “Jazz/Alt-Pop”, ma se potessi metterlo vicino ad altri dischi recenti o del passato, quali sarebbero le tue scelte?

«Non saprei rispondere esattamente a questa domanda ma posso dirti a cosa mi sono ispirata seppure inconsciamente: Hiatus Kaiyote, Florence And The Machine, Massive Attack, Nick Drake, Joni Mitchell, Sting, Radiohead, Brunori, Norah Jones, Fiona Apple e tantissimi altri».

Le tue foto sono spesso molto particolari. Per fare musica, quanto è importante curare l’immagine? Tu sei una artista che bada al proprio look, inteso come trucco e vestiti? Quanta importanza dai a essi?

«La performance artistica è un’esperienza completa in cui c’è l’aspetto acustico ma anche l’aspetto visivo. Bado al mio look, è vero, ma in maniera equilibrata. Mi piace vestire semplice ma allo stesso tempo elegante e osservo da lontano il mondo della moda ma devo ammettere che non ho la pazienza giusta per poter seguire costantemente ogni dettaglio che mi riguarda. Dopo poco mi stanca la cosa e mi concentro sull’aspetto musicale. Questo perché vivo molto il palco come un vero e proprio “spogliarello” emotivo. Ciò che indosso è un tramite, non l’arrivo».

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