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IL PAN DEL DIAVOLO

IL PAN DEL DIAVOLO «Non parteciperemo mai ad un Talent»

Il loro “Supereroi” è davvero un discone: fatevi un regalo e dateci un ascolto. Ma è tutto il percorso de Il Pan del Diavolo a meritare un’attenzione particolare. In questa intervista parliamo del nuovo album, ma c’è spazio anche per i Talent, le ispirazioni, Sanremo e Dave Grohl…

La gestione dell’orecchiabilità, nel nuovo disco, è eccellente: né troppo, né troppo poco. Quali linee avete seguito nel maneggiare la melodia e soprattutto a quali artisti vi siete ispirati?

«Ci siamo ispirati a grandi artisti del rock d’autore come Mark Lanegan o suoni contemporanei come “Post Pop Depression” di Iggy Pop ma anche la musica italiana resta sempre nel nostro cuore. Il nostro copilota è stato infatti Piero Pelù che ha coprodotto alcune tracce dell’album».

Il disco è molto omogeneo, la presenza degli ospiti neppure si sente. Avete dato loro dei limiti? 

«Di solito entriamo in studio e travolgiamo tutto e tutti, gli ospiti vengono catapultati nel nostro modo di fare e nel nostro flusso creativo. Ma gli ospiti di questo album ci sono e si sentono: dalle musiche di Vincenzo Vasi alle voci di Toffolo, Umberto Maria Giardini o Piero Pelù».

La sensazione è che vi manchi un ultimo passo per puntare a un pubblico ancora più largo. Questo passo cosa potrebbe essere? Una partecipazione a un Talent?

«Un Talent? Non parteciperemo mai ad un Talent. Ci associamo alle parole di Dave Grohl nel discorso che fece quando suonammo ad Austin nel 2013: “…vi immaginate un tipo come Dylan giudicato da Christina Aguilera?”. Noi abbiamo 4 album alle spalle, centinaia di concerti e una nostra identità già definita. Che facciamo? Ci mettiamo a cantare “Zombie” dei Cranberries? Se il grosso pubblico è il nostro futuro lo raggiungeremo a prescindere dai Talent. La musica aprirà la strada».

C’è una canzone di “Supereroi” che avrebbe fatto un figurone sul palco dell’Ariston quest’anno?

«Le canzoni rock a Sanremo sono come i cavoli a merenda. A parte questo, siamo molto legati alla musica italiana e siamo sicuri che il pubblico potrebbe apprezzare uno dei nostri brani ovunque, perfino a Sanremo. “Tornare da te” per dirne uno».

In carriera avete collaborato e diviso il palco con tantissimi, ma c’è un discorso o un consiglio che vi è rimasto più nella mente da questi numerosi incontri?

«Ripartiamo da Dave Grohl che continuò dicendo: “…l’unico modo per fare bene è continuare a suonare, suonare e risuonare“. Possiamo però anche dirti che i Tre Allegri Ragazzi Morti ci hanno aperto la strada e restano un po’ i nostri padrini musicali: il numero di consigli dispensati in questi anni non si conta…».

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