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PAPILLON Michael Noer

Un remake che non annoia e che segue un percorso il cui unico obiettivo è intrattenere. "Papillon" è un film... cortese, nel senso che si prende cura dello spettatore fin dalle prime battute e lo accompagna - mano nella mano - verso un finale atteso. La trama. La pellicola è un remake dell'omonimo film diretto da Franklin Schaffner nel 1973, a sua volta basato sull'autobiografia di Henri Charrière sulla sua prigionia e le ripetute fughe dalla famigerata colonia penale dell'Isola del Diavolo. Nella Parigi degli Anni Trenta il venticinquenne Henri Charrière, soprannominato "Papillon", viene incastrato per un omicidio che non…

Score

SCORE - 6.5

6.5

7

papillon

Un remake che non annoia e che segue un percorso il cui unico obiettivo è intrattenere. “Papillon” è un film… cortese, nel senso che si prende cura dello spettatore fin dalle prime battute e lo accompagna – mano nella mano – verso un finale atteso.

La trama. La pellicola è un remake dell’omonimo film diretto da Franklin Schaffner nel 1973, a sua volta basato sull’autobiografia di Henri Charrière sulla sua prigionia e le ripetute fughe dalla famigerata colonia penale dell’Isola del Diavolo. Nella Parigi degli Anni Trenta il venticinquenne Henri Charrière, soprannominato “Papillon”, viene incastrato per un omicidio che non ha mai commesso e condannato all’ergastolo. Viene mandato ai lavori forzati nella peggiore-colonia carceraria, sull’Isola del Diavolo nella Guyana francese. Intenzionato a riconquistare la libertà, Papillon progetta numerose fughe instaurando un’alleanza con il falsario Louis Dega, che, in cambio della sua protezione, accetta di finanziare la fuga di Papillon. Tra i due uomini nasce un profondo e duraturo legame d’amicizia.

Protagonisti del film sono Charlie Hunnam e Rami Malek, che interpretano i ruoli che furono rispettivamente di Steve McQueen e Dustin Hoffman. L’alchimia fra i due funziona alla grande e entrambi sono credibili nei rispettivi personaggi. Rami Malek (popolare grazie alla serie tv “Mr. Robot”) si cimenta nell’ennesimo ruolo da emarginato, e in attesa di vederlo nei panni di Freddie Mercury, va detto che questo genere di “vestito artistico” gli calza a pennello.

La regia di Michael Noer è essenziale, e tutto il resto abbastanza ordinario: dal montaggio al sonoro, passando per la fotografia. Insomma, nulla di straordinario, ma pur sempre cinema di discreta qualità. Un inno all’amicizia senza troppo miele e troppa retorica.

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