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PICCIOTTO StoryBorderline

Recensiamo sempre meno rap perché se da un lato è vero che il genere porta un botto di contatti, è altrettanto vero che sono sempre meno i lavori che meritano attenzione. "StoryBorderline" è una piacevole eccezione. Picciotto ha scelto di raccontarsi e di raccontare storie, che poi è come dire che l'acqua calda scotta, nel senso che il rap è nato proprio con questo intento: usare le rime per snocciolare spaccati della propria quotidianità o spaccati della vita altrui. Insomma, Picciotto ha scelto in questo lavoro di fare il... rapper. In scaletta 15 brani (troppi...), c'è una discreta fruibilità…

Score

QUALITA' - 75%

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picciotto storyborderline

Recensiamo sempre meno rap perché se da un lato è vero che il genere porta un botto di contatti, è altrettanto vero che sono sempre meno i lavori che meritano attenzione. “StoryBorderline” è una piacevole eccezione. Picciotto ha scelto di raccontarsi e di raccontare storie, che poi è come dire che l’acqua calda scotta, nel senso che il rap è nato proprio con questo intento: usare le rime per snocciolare spaccati della propria quotidianità o spaccati della vita altrui. Insomma, Picciotto ha scelto in questo lavoro di fare il… rapper.

In scaletta 15 brani (troppi…), c’è una discreta fruibilità pop (alcuni ritornelli sono perfetti) e le produzioni sono spesso a cinque stelle. “StoryBorderline” è un album che ha credibilità e c’è proprietà di linguaggio nelle liriche di Picciotto. La prima parte del compact è esaltante: “Amarcord 2.0”, “Mara” e soprattutto “Silvia” sono dei pezzoni. Occhio anche a “Mario”, con la bellissima chitarra di Simone Giuffrida. Kento compare invece in “Rocco”: la tematica qui potrebbe sembrare all’apparenza trita e ritrita (viene tratteggiato il profilo dello sbirro cattivo), ma è affrontata senza banalità e senza eccessiva retorica e la presenza di un synth azzeccatissimo dà espressività al suono. Fra gli ospiti del cd, citiamo anche Mc Nill e Davide Shorty.

Tre bonus track: “Parole Libere” è il brano che mischia le carte in tavola, complice un’elettronica da classifica.

In conclusione: un lavoro ispirato, che ha l’intelligenza di non guardare troppo alle nicchie e alle posse modaiole della nuova Milano da bere.

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